domenica 8 gennaio 2017

SINFONIA PER VOCE SOLISTA

Voi che credete in Dio
e non avete bisogno
di una lettera di raccomandazione
post mortem,
voi che non avete dubbi ma certezze
che fanno schifo perché l'angelo protettore
vi orina sulla testa ogni notte,
tracotanti perché ha pensato già a tutto
il vostro Dio fannullone
e il vostro sperma può annegare nel piscio dei santi,
voi che pensate che quelli come me
non siano mai nati mentre io penso
che voi siate morti al concepimento,
continuate pure a biascicare orazioni
abbracciati alle vostre acquasantiere di marmo
oppure ancora peggio a baciare luridi pavimenti
alzando il culo cinque volte al giorno
e leccate per terra e sculettate
perché i vostri dannati giustizieri
trovino molte vittime ignare e inermi
di fronte ai loro camion ed alle bocche
dei kalaschinkov che nascondono
sotto il burkha, voi a lavare a linguate
i luridi pavimenti delle vostre pseudo-moschee
loro a smerdare di sangue i parket
delle discoteche di lusso,
non crediate di avere ottenuto per l'eternità
niente altro che il nulla riempito di nulla
perché siete caduti nell'inganno
di chi più furbo di tutti ha messo insieme
sogni, immondizia e putride menzogne
per impantanarvi monaci e studenti,
suore, puttane  e penitenti appena usciti 
di galera e chi si batte il petto
pentito delle mille peccata giornaliere
dal canto del gallo ai dodici
tocchi del vetusto orologio
delle proprie torri comunali.

Non mi risveglio più al suono delle
campane ammutolite del mio paese,
abbandonate da troppo tempo.
Ma esistono ancora campanili?
Nessuno mangia più olive verdi e mentuccia
seduto sugli scalini della sua parrocchia,
e i preti vestiti come commessi
viaggiatori, venditori di usato,
di magliette estive e album
di figurine osé,
che non si accoppiano a donne ma a fanciulli
rigorosamente di sesso maschile
e se ne fregano dell'evangelizzazione,
mentre quelli come me, liberi e strafottenti,
presi a schiaffoni da piccoli
e a calci in culo da grandi,
transfughi dalle loro paure in quelle 
altrui, entrando e uscendo 
sempre da paradisi artificiali
dove l'ignoto non è soltanto dietro l'angolo
né in fondo alla strada perché la luce
è guasta, ma anche e soprattutto
dietro di loro, lungo il cammino appena percorso;
uomini o quasi uomini degradati a manichini
insofferenti, insignificanti,
da donne con licenza di tradimento
senza finire sul rogo o lapidate
in ossequio a una delle tante e sante
religioni, avendo raggiunto la parità dei sessi
che poi è una bufala solenne
visto che ci sono sempre sette
donne per ogni uomo
e questo è forse il più grave motivo
dell'impotenza e delle debolezze del maschio,
Quante sono le vergini puttane
dai nove anni ai tredici?
Mille? Un milione? Centomila?
Tutte.
Sono stati aboliti i campi di concentramento,
negati, superati e archiviati
come i bordelli.
Meglio la strada, venti euro a marchetta,
trenta per un pompino, cinquanta
con l'ingoio. Cento la scopata senza preservativo.
La globalizzazione della fica
spadroneggia e lava le coscienze.
Possono fornicare anche i preti
e le monache si fanno
il segno della croce prima
di lasciarsi sodomizzare
per non rimanere incinte.

Che ci faccio io qui in mezzo?

Io mi sento come il rappresentante ufficiale 
della mia generazione al tramonto,
vissuta sempre dietro l'orizzonte
dove sprofonda l'acqua, 
limando i nostri progetti
come limassimo le unghie,
uscito da un corpo di donna
che si ostinava a non farmi uscire da lei.
Nato comunque e da allora vissuto
a ridosso di una scogliera antica
a guardare i sussulti del mare.

Sulla schiuma di quel mare che era  nostrum
galleggiano margherite nere, giacinti
anche neri, nere megnolie e ciclamini neri.
Noi che ogni giorno vi seminiamo cadaveri
non ce ne meravigliamo ormai più.
Non fa notizia un barcone che va a picco a poche
miglia da Lampedusa. Strani pesci
senza pinne nelle reti dei pescatori, ma raccontalo
sotto voce, tanto non fa più nessun effetto
e già molti sbadigliano. "Cambia canale, amore mio,
anzi no andiamocene a letto, che ce ne frega
di tutti questi fiori galleggianti?"
Prendiamo fiato e soffiamolo fuori
tutto il veleno succhiato dal vento;
inspiriamo aria acida
ma non ce ne importa più di niente.
a chi interessa se un uomo muore,
come è vissuto e quanto
a lungo fosse ammalato,
e di che cosa sia morto, se non ha un amico?

Ci vorrebbe un amico,
diceva una vecchia canzone.
Io avevo un amico,
gli facevo favori, lo lasciavo
passare avanti con le ragazze
perché era mio amico;
lo portavo sempre con me
nella mia macchina nuova,
pagavo tutto io ma lui era il mio amico; 
invece sparlava di me
con una mano sulla bocca
quando gli voltavo le spalle.
Mi sputtanava con tutti
perché nascondeva dentro la sua invidia
e il suo livore per me.
Brutti pensieri mi vengono
ogni volta che scopro
qualcuno che mi vuole come amico,
perché finora quasi tutti vogliono
sputtanarmi, portarmi via la donna
e spillarmi quattrini.


Così un giorno abbandonati gli amici
io e i miei figli raggiungemmo la vetta della collina
mentre arrivava la grande mucca,
una mucca muccante, mucchevole, muccosa,
una mucca boia, mucca ciminiera, 
mucca senza muggiti.
E io gridai ai miei figli:
"Guarda Alessandro, guarda Federico
questa è l'infinita spiaggia promessa
mucchevolmente mucca
come la mamma che io vi ho regalato".

E proprio allora ho guardato verso il cielo
e ho visto su in alto veleggiare
due nuvole, una accanto all'altra;
ho visto in un prato un cavallo brucare
tranquillamente l'erba, mentre
l'ombra delle due nuvole gli schermava il sole;
ho visto un nido di formiche
che lavoravano senza sosta
infischiandosene dell'ombra e del sole;
ho visto me, lungo e allampanato,
riflesso in una pozzanghera
grigio sul piano tremolante dell'acqua.

Nessun attimo passa senza
lasciare traccia,
perché quando un sogno muore
è il momento di incominciare a sognare.



Vincenzo Iacoponi Malavisi

Maximiliansau,  ottobre 2016 - gennaio 2017

***














7 commenti:

  1. E' stato difficile leggere i tuoi versi. Alcuni così ostici e duri che ho distolto lo sguardo.
    Ma ho continuato fino alla fine perché sapevo come sarebbe andata a finire.
    Non c'è niente da fare Vince', siamo illusi e sognatori.
    Abbraccio.

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    1. È verissimo, "ostici e duri", (e io applaudo alla tua ostinazione ed al sacrificio che ti è costato), ma un'invettiva non può che essere espressa da questo tipo di linguaggio.
      Sognatori sempre. Illusi purtroppo da tanto tempo. Aggiungo un aggettivo: delusi.
      Ricambio il tuo abbraccio.

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    2. Anche un po' delusi, certo!

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  2. Un pugno che toglie il fiato e continui a leggere in apnea
    Espelli poi il fiato , ma non arriva nessun sollievo, perchè ci si rende conto che hai pienamente ragione.
    Apprezzo sempre più la tua capacità di sciorinare tutto il peggio, e applaudo alla nostra amicizia.
    Cri

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    1. Sapevo di dare un pugno, ma non ho tirato indietro la mano come fanno un po' tutti quelli che dovrebbero invece sbattere gli orrori in prima pagina, e invece loro ci sbattono i mostri, o quel che loro hanno sentenziato siano mostri.
      E così chi più chi meno, tappandosi il naso e chiudendo gli occhi noi marciamo come zombi tra menzogna e menzogna, inganno e inganno, ma l'inganno più grosso lo facciamo a noi stessi quando pensiamo che le cose miglioreranno.
      No, non miglioreranno, perché questa Umanità ha imboccato la discesa che porta al baratro e invece di frenare corre e corre e corre, come solo un branco di idioti può fare.
      Abbraccio pitonesco
      VIN

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  3. "Un pugno" ha scritto chi mi ha preceduto nel commento, un pugno giovane e arrabbiato dico io, di quella rabbia che i giovani non sanno più, capace di dannarti sì, ma capace anche di tenerti ad occhi aperti e di non distoglierti mai dalla necessità di continuare con la passione di vivere.
    Anche quando non sono d'accordo con te, e succede, lo sai, ammiro la tua giovinezza.
    Detto con il cuore,
    Sabina K.

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    1. Immagino che tu pensassi di farmi un bel complimento, un grande complimento, invece....me ne hai fatto uno bellissimo, grandissimo, enorme. Mi hai azzeccato in pieno: io non riesco ad invecchiare,mai, non mi riesce proprio e ogni giorno passa senza lasciarmi una ruga nell'anima che è la cosa più giovane che ho. Ma non è un miracolo: questo è il mio tempo, la mia stagione e la mia generazione. Ha tanti, tantissimi difetti ma mi piace proprio tanto.

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