martedì 16 ottobre 2018

NOI CHE INVENTAMMO IL POSTMODERNO

Ci bevevamo tutto quello che ci veniva raccontato. Parlavamo coi santi e la madonne in latino e qualche volta in greco classico; giocavamo a calcetto nel cortile dell'Oratorio con i nostri angeli custodi, coprendoci la bocca con una mano a ogni bestemmia che dicevamo perché se ci avessero sentito se ne sarebbero andati tutti quanti portandosi dietro il pallone che era il loro, benedetto e profumato d'incenso.
Noi conoscevamo tutti i motivetti sacrileghi, blasfemi e scellerati, ma ne accennavamo solamente una nota per poi guardarci tra di noi di sottecchi trattenendo la solita risata oscena, perchè don Italo B. non si accorgesse di nulla, ma lui ci puniva lo stesso perché le conosceva tutte a memoria le canzonacce sporche, tipo "con sta pioggia e con sto vento chi è che bussa al mio convento"
-Hai visto? Le sa proprio tutte, ma come farà lui che è un prete?
Ma poi capimmo: quando lo sorprendemmo una serata buia in borghese che usciva di nascosto dal portoncino sul retro della casa di Rosa Maria.
Succedeva poco dopo le bombe americane, pasticche nere che venivano giù come la pioggia quando c'è il temporale. 
Nella nuova classe eravamo tutti fuori corso, nel senso che avevamo tutti perduto almeno un anno o due dispersi tra boschi e campagne. Così a me capitava di stare nello stesso banco con Amleto P. che aveva quasi 17 anni e io ancora tredici. E allora io e gli altri mocciosi come me rimanevamo a scuola, ufficialmente per fare i compiti insieme, ma più che altro perchè Amleto ci faceva i disegnini e ci rivelava quei segreti che nessuno sapeva, nemmeno Gabriele che aveva a casa tre sorelle.
Così nel gruppo qualcuno di noi pose la domanda fatale: "Ci credete voi alle stronzate che racconta don Italo? Quella sui Vangeli e sulla Bibbia per capirci."
Lì, quel giorno, mentre Amleto ci spiegava quale fosse la differenza tra noi masculi e le femmine, sempre coi disegnini perchè Maurizio diceva che aveva visto lui che sua sorella ce l'aveva di traverso e non diritto lo spacco, quel giorno appunto tra un disegno e uno schiaffone a Maurizio, perché Amleto era un fusto incazzoso e Maurizio uno scassaminchia, un po' a tutti noi e a me in particolare, cominciarono a venire tanti dubbi sulla madonne e i santi, che pendevano in abbondanza da tutte le pareti di casa mia.
La conclusione dell'opera di disfacimento della pochissima fede mia avvenne in quarto ginnasio quando arrivò nella nostra classe Paola D.B., genovese ed ebrea, che durante l'ora di religione rimaneva in classe a fare compiti, ma ascoltava tutto.
Ora, Paola, debbo dire oggi che era di profilo come Dante Alighieri, ma dentro la testa aveva come minimo tre cervelli: mai incontrata una ragazza con tanta intelligenza.
E lei stava a sentire con sei orecchie -due per cervello e i conti tornano- quello che don Italo raccontava; per un po' non replicò, ma quando arrivò alla storiella del figlio di Dio tirò fuori dal suo armadio tutta intera la preparazione religiosa che aveva.
Iniziò un battibecco dove lei riuscì a ribattere argomento dietro argomento a tutto quello che diceva il prete, che, ad un certo punto, non riuscendo a tenerle dietro se ne uscì con una infelicissima battuta: "tu stattene finalmente cheta, ché non sei nemmeno cristiana e non hai il diritto di disturbare la mia lezione."
Allora tutti capimmo che Paola avesse ragione e il prete si era pisciato addosso.
Da quel momento una delle cose che ho intrapreso con maggior passione oltre a correr dietro a tutte le ragazze carine, è stato documentarmi sulla realtà della religione dei nostri padri e soprattutto delle nostre madri.
Ogni giorno mi capitava di grattare con le unghie quel muro spigoloso e tirarne fuori un mattone. Per me adesso è completamente abbattuto e sulle sue macerie non se ne può costruire nessun altro.
Ci devo aver messo anche abbastanza livore, me ne rendo conto, qualche settimana addietro nel mio post sull'argomento, ma non ho fatto altro che parlare in fondo della mia delusione, di essere definitivamente solo in questo angolo dell'Universo.
Perché l'ho rifatto adesso? Non sicuramente per pentimento, ma perché alcune sera addietro ho iniziato la bozza di una poesia, per accorgermi dopo un po' che non era affatto una poesia quella che mi brulicava dentro, ma certamente molta rabbia.
Ho chiuso la poesia ed ho scitto queste poche righe. Se non dovessero essere di vostro gradimento sappiate che ne sono spiacente ma continuerò imperterrito a pensarla così.

giovedì 11 ottobre 2018

VERSI UN PO' STANCHI

Quando tutto sarà finito
tu resterai la sola
a dare ombra e luce
alla mia casa.

Non vale che tu pensi di rifugiarti
in un angolo, so già quale,
ad aspettare che venga notte
per andare a nasconderti
nel tuo spicchio di letto,
raggomitolata e in lacrime;
non è così che funziona.
Farai come faccio io adesso,
come ho sempre fatto,
piantato a gambe larghe lontano
dalle pareti, nel mezzo
della stanza, come sul tavolato
di un proscenio
andando incontro al soffio
quasi sempre violento della vita.
Un piacere quotidiano,
una valenza
da sbandierarmi in faccia
come un monito continuo, un valore
aggiunto, una profezia.

Così da giovanotto e così adesso
che incomincio a imparare
qualcosa. Lo farai anche tu.

Io, per dirti la verità, cerco sempre
il semplice, garrulo tempo dell'estate
di quando ero ragazzo
che adesso non c'è più.
Tu dici che malgrado gli sforzi
di reggermi a galla sono io quello cambiato,
e forse hai ragione:
ho macchie rosse e ghirigori sugli occhi
e tutto quel che vedo
è soffocato in trasparenza laggiù.
Mi viene il fiatone se faccio
le scale un po' di fretta
così ho una scusa per sedermi 
sul divano e cominciare a scrivere.

Non è una scusa per non parlare con te
è un bisogno, un impulso, una passione,
una voglia di esprimere vita,
la volontà di esistere, una specie
di tormento che mi mette fretta
di scrivere una parola dietro l'altra
per un discorso che non vorrei
cessasse mai. Come tante volte ti ho detto
arriva il momento in cui
devi mollare gli argini perché
l'ondata che ti pressa da dentro
è troppo forte, è spietata.
Arriva per tutti
e allora non sta a te guardare
come deborderà quest'acqua lercia,
se in un ordine prestabilito
docilmente
oppure in modo tumultuoso.
A te è dovuto solo lasciarla
libera di uscire e di seguire
un corso nuovo, tutto suo.

Vorrei che tu ricordassi queste
parole quando tutto sarà finito,
magari di notte nel tuo angolo di letto
mentre che piangi.


Maximiliansau, 11 ottobre 2018

*****







domenica 16 settembre 2018

DONNA

Donna   donna   donna

ti ho vista arrivare
ed era buio,
ed era notte fonda,
e tu eri sola.

Donna   donna   donna

anche io ero solo
non sfamato
assai stanco e ripudiato
da tutti, da tanto tempo, 
da troppo tempo,
da prima del bastone,
da prima della barca.

Donna   donna   donna

ma tu ti sei messa a urlare,
tu hai incominciato a correre,
tu hai perduto una scarpa,
tu sei inciampata.

Donna   donna   donna

io ti volevo salvare,
io ti potevo salvare,
ma tu urlavi e mordevi,
dovevo tapparti la bocca
dovevo evitare i tuoi denti.

Donna   donna   donna

ti ho stretto un po' alla gola,
solo per farti tacere;
poi, solo dopo, si è sollevata
la gonna da sola
e io forse ho stretto troppo
per via dell'orgasmo.

Donna   donna   donna

forse ancora eri viva,
ma come potevo lasciarti 
accusare me, lasciarmi
di nuovo dietro le sbarre
al bastone, ai coltelli.
Allora ho tenuto stretto
ancora un po'. Poi la fuga.

Donna   donna   donna

ma come vedi non ti ho
abbandonata e appena posso
lascio un fiore qui,
dove sei morta.
Lo farò sempre.

***

Maximiliansau 16 settembre



sabato 8 settembre 2018

DUEMILA ANNI DI MENZOGNE, DI DELITTI, DI VESSAZIONI, DI SCHIAVITÙ E DI SANGUINOSA DITTATURA

("La mia mente è la mia Chiesa" Thomas Paine)

Concordo pienamente, infatti da oltre sessanta anni mi tormento con questiti e dubbi e certezze. All'inizio un'infinità di dubbi e ben poche certezze, oggi fortunatamente i dubbi sono ridotti al lumicino e le certezze poche, ma solide:
NESSUNA RELIGIONE da cinquemila anni ante Christus nato ha vessato il genere umano infognandolo in un oscurantismo culturale quanto il Cristianesimo.
Il Dio biblico è tutto meno che un creatore imparziale, diciamo piuttosto un guerrafondaio sanguinario e partigiano.
Un mare di favolette lo hanno presentato come un buon vecchio amorevole e disposto a perdonare tutto. Mentre invece è falso e bugiardo fin dagli inizi.
Cominciamo dalla Genesi e dalle fandonie primordiali.
Dio creò il cielo e le stelle -si legge-, poi il mare e e le sue creature, e poi gli uccelli e gli animali della terra, ognuno nella sua specie.
Ma se non c'era mai stato nulla come poteva sapere di quali specie si trattasse il sommo Dio? Ah già egli era Dio. Sapeva tutto, prevedeva tutto. Il solito modo di dar risposte truffaldine a tappar buchi dei preti.
Poi, continua la Genesi, Dio creò l'uomo a sua somiglianza ed il settimo giorno si riposò.
E perché mai? Era forse stanco? Chi, Dio era stanco? 
Gli sarebbe bastato pensare il Creato ed il Creato sarebbe stato.
Non ce lo hanno mai detto, anzi hanno sorvolato la domanda pietosamente.
Fortunatamente essendo Dio, capì subito o quasi che Adamo da solo non avrebbe combinato un granchè. E allora lo addormentò, tirò via dal suo costato una costola e creò la donna.
Perbacco, ma allora noi dovremmo avere non ventiquattro costole, bensì ventitrè, come mai? Da dove si è riformata la ventiquattresima e come?
Mise i due esseri appena creati nel Paradiso terrestre.
Dove si trovava? Mistero.
Adamo ed Eva potevano far tutto. Meno mangiare il frutto di un albero, che io chiamerò del libero arbitrio, cosa nobilissima che invece sembra fosse assolutamente proibita perchè gli uomini rimanessero ignoranti e stupidi, fatti proprio a sua somiglianza
Naturalmente Eva, appena Dio girò l'angolo, diede retta al serpente malvagio ( e perché? Chiamiamolo angelo liberatore) e si pappò una mela dopo averne dato un pezzetto anche ad Adamo. 
Allora scoppiò il finimondo in quell'angolo del mondo e l'Umanità intera cadde nel peccato e la pacchia finì nella miseria in cui tutti noi peccatori giaceremmo.
Tutti colpevoli, soprattutto i neonati, che nel caso morissero senza battesimo sarebbero esclusi in eterno dal Paradiso, per colpa del primo antenato. Ma che giustizia divina sarebbe questa, degna di un Dio perfettissimo? Se non è dittatura sanguinaria questa! Nemmeno Attila, Caligola, Hitler ci avrebbero pensato.
Attenzione, qui si fonda il principio assoluto del Cristianesimo.
La negazione dell'evoluzione, il voler datare la nascita del mondo a qualche migliaio di anni, ci costringerebbe a pensare ad un Salvatore o Redentore, che viene mandato sulla terra per salvare l'Umanità dal peccato e redimerla con il battesimo.
La scienza ha dimostrato  inconfutabilmente che il Big Bang è avvenuto qualche miliardo di anni fa; che la terra ed il nostro sistema solare esistono come li conosciamo oggi da circa un miliardo, un miliardo e mezzo di anni; che mai Adamo fu, né Eva; che i primi uomini furono gli Ominidi, Primati costretti ad abbandonare le foreste e gli alberi dove avevano il loro habitat in seguito ad incendi devastanti dovuto alla collisione del pianeta con uno o più enormi meteoriti, gli stessi che oscurarono il sole probabilmente per anni, procurando il glaciale ed uccidendo tutti i dinosauri; dagli ominidi, al passaggio ai bipedi non durò molto, ma si arrivò all'Homo Neandhertalis; poi secoli per arrivare all'Homo abilis; altri secoli per arrivare all'Homo sapiens; e poi all'Homo africanus, il viaggiatore -NEGRO- che popolò il pianeta da Nord a Sud, da Est ad Ovest, in UN'UNICA RAZZA, bestie selvagge che siamo, IN UN'UNICA RAZZA, la RAZZA UMANA.
Cosa c'entra un Dio in questa storia? Nulla.
Mai esistitto il paradiso terrestre, mai Adamo, mai Eva, mai il serpente, mai il castigo, mai la necessità di un redentore.
E poi questi cristiani hanno una matematica bestiale: Uno e Trino.
Pensate sono i tre, Padre, figlio e Spirito Santo, ma sono soltanto uno. Se fai 1+1+1 non è = 3, ma sempre = 1; se fai 1+1-1 non fa = 2 ma sempre = 1; se fai 1-1+1 non fa = -1, ma sempre = 1.
Questa è l'algebra cristiana. Sensazionale.
E poi hanno il coraggio di parlare di Monoteismo, più politeismo di questo,  più l'universo di santi da appiccicare ai muri per sorvolare sul Dogma della verginità della madonna, che è la barzelletta più vecchia del mondo.
Al sodo: il Cristianesimo voleva sostituirsi al mondo pagano, vedi caso l'ipotetica nascita dell'ancor più ipotetico Gesù il 25 dicembre, giorno della massima festa pagana a Roma la celebrazione del Sol Invictus. Vedi caso, con le stesse manifestazioni di popolo. Bel colpo, complimenti. E per quanto concerne la Pasqua beh ci voleva una bella crocifissione perchè l'Agnus Domini venisse sacrificato per poter salvare l'Umanità dal peccato originale.
La base del Cristianesimo crolla in modo miserando: non ci fu Adamo nè Eva, niente peccato originale, niente salvezza, nessun bisogno di un messia, che è scomparso promettendo di ritornare e ancora c'è chi lo aspetta, come i cristiani fascisti della chiesa americana, perchè Gesù tornerà in America e farà di quel popolo il Popolo Eletto, il POPOLO DI DIO. Come volevasi dimostrare.
Da duemila anni il Cristianesimo si è impossessato delle coscienze con le più squallide menzogne e con la violenza. Pensate all'Inquisizione in tutto il mondo, all'occupazione da parte degli spagnoli dell'America latina, alla distruzione TOTALE di civilà antichissime come i Maia, gli Atzechi, civiltà che sono state brutalmente distrutte. Pensate ad una religione che non ammette repliche, o sei con noi oppure sei un eretico: ti brucio vivo e confisco tutti i tuoi beni. 
Il Cristianesimo è stato il più grande delitto contro il genere umano
e il suo più acerrimo nemico.
Questo post non è una bestemmia è frutto di convinzione e di studio fatto delle origini di tante religioni, da quattromila anni prima di Cristo.
Sapete quanti Salvatori esistevamo prima di Gesù? Sedici.
L'indostano Krishna
L'indiano Buddha
Salivahana dele Isole Bermuda
Gli egizi Zuhle, Osiride e Horo
Lo scandinavo Odino
Il caldeo Crite
il persiano Zoroastro
I fenici Baal a Taut
Il tibetano Indra
L'afgano Bali
Il Nepalese Jao
Il bilingonese Wittoba
Il siriano Thammuz
Il frigio Atys
il tracio Xamolxis
Zoar dei Bonzi
L'assiro Adad
I siamesi Deva Tat e Sammonocadam
il tebano Alcide
Mikado dei Sintoos
Il giapponese Beddru
Hesus e Bremrillah dei Druidi
Il gallico Thor
Il greco Cadmo
Hil e Feta dei Mandaiti
I messicani Quetzalcoatl e Gentaut
Il re universale delle Sibille
Ischy dell'isola di Formosa
Il maestro divino di Platone
Il santo di Xaca
I cinesi Fohi e Tien
Adone figlio della vergine greca Lo
I romani Issione e Quirino
Prometeo del Caucaso
L'arabo Maometto

Molti di essi nati da una vergine; alcuni in una grotta; tanti  adorati da pastori; alcuni crocifissi.
Ce n'è abbastanza per dubitare sull'originalità di Gesù.













lunedì 20 agosto 2018


POESIA DI OTTOBRE


Sta seduta in fondo al bancone
sullo sgabello più alto di tutti, sta sul pizzo,
insomma sta sull'orlo dello sgabello
come di una che aspetta solo di squagliarsela.
Metà sgabello è vuoto, il resto è il suo culo:
come fai a non guardare un culo così,
e gambe così e una donna così.
Attacca bottone prima che schizza via
da quel trespolo, mi dico.
Ci metto niente. Ci metto sempre niente
quando mi piace una donna,
e questa mi piace forte.
"Fatti un bicchiere con me. Che bevi?"
"Aspetto qualcuno", dice lei.
Voce da contralto, esce grattandole la gola:
a me gratta i testicoli e la base del pene.
"Che bevi?", ripeto.
"È una persona importante", dice lei.
"Chi è? Un senatore? Un ministro?
Oppure è il figlio di puttana che ti paga i tuoi conti?"
"Più importante: è mio figlio".
"Cazzo! Potrà aspettare cinque minuti. Che bevi?"
Col vocione, perché mi sto incazzando.
"Vodka". "Sei russa?" "Polacca".

È cominciato così.
Alla terza vodka è arrivato.
Un giovanotto di diciannove anni; un figlio grande e grosso
che mi guarda un po' storto. Ricambio.

Siamo andati in giro tutto il giorno
con la mia macchina, con la mia benzina;
il bel culo di lei sul sedile accanto al mio
lo stronzetto sdraiato
sui sedili di dietro come un pascià.

Tutto per lui 'sto casino. Deve trovarsi una stanza
più vicino che può alla Uni
perché non gli va di camminare tanto alla mattina.
Non mi pare che abbia una gran voglia di studiare questo,
nemmeno di lavorare. Secondo me a questo
qua non gli va di fare un cazzo.
Lo mantiene sua madre e chi se la sbatte.

Così da allora lo mantengo io,
sennò che ci faccio con tutta la grana
che guadagno; e poi sua madre mi piace forte,
m'è entrata sotto la pelle:
lei, la sua voce da contralto, il suo culo
grandioso, le sue cosce lisce come
un lavandino bagnato,
la sua maniera di fare all'amore
come una puttana selvaggia.
Tutto m'è entrato di lei sotto la pelle,
tutto di tutto, non butto niente.
E allora ci sguazza pure suo figlio,
ci guadagna bene con me.

L'altra sera è venuto. Gli servivano soldi,
viene solo per quelli. Gli ho dato due pezzi
da cinquecento; se ne è andato via subito.
Almeno per dieci giorni
non lo mantengo.
  1. Scritta in un mese di ottobre, da cui il titolo. Mi è ricapitata sotto gli occhi in questo giorni di magra; non mi è dispiaciuta; non avevo altro di attuale sotto mano di questi magri tempi ed ho subito deciso di postarla, tanto tutta roba mia è.



martedì 7 agosto 2018

SOLTANTO UN COLPO DI MACHETE

Questa tornata non ho partecipato a INSIEME RACCONTIAMO 35, ma ho letto tutte le storie assai belle e mi complimento con chi le ha scritte. Mi ha particolarmente interessato e colpito il finale di Patricia. Mi è rimasto come un tarlo nel cervello, e bruca bruca, rodi rodi, mi ha ispirato questo monologo finale di un francescano missionario in Africa.
C'è qualcosa di personale, di profondamente mio si capisce, ma ringrazio la PAT nazionale per l'ispirazione.


Incomincia a fare buio e non è nemmeno mezzogiorno, e non fa più troppo caldo in questo agosto essiccante. Sta succedendomi qualcosa e non posso evitare che avvenga. Quell'unico colpo di machete alla nuca ha di colpo troncato il mio midollo spinale e quindi resterò nella pozza del mio sangue finché la terra arida lo avrà succhiato, poi me ne andrò per sempre.
Pongo fine ad una esistenza inutile, questo ora so, ad una vita sprecata, da sciocco, per avere dato ascolto alla balle della mia Chiesa, che da secoli solo di queste balle straparla.
E io ci ho creduto.
Dubbi me ne nascevano ogni giorno, ma io li soffocavo, li sotterravo, ogni giorno.
Conosco il ragazzo che mi ha colpito e vorrei dirgli che lo capisco, che lo avrei fatto anch'io all'uomo bianco che pretendeva gli credessi, che mi raccontava le favole della Bibbia e dei Vangeli, che si illudeva di avermi convinto.
Non ne ero convinto neanche io, che ogni sera in ginocchio sul pavimento chiedevo a Dio di rinforzarmi nella fede, io che la sentivo volare via nella quotidiana miseria.
E dai a leggere il Messale, e le storie dei Santi, e la Bibbia e i Vangeli, ma oramai avevo capito in quale valle di desolazione mi ero cacciato da solo. Non potevo più uscirne se non strappandomi di dosso questo saio puzzolente di sudore, se non rinnegando coram populo tutto quello che avevo predicato in questi undici anni, perchè io divenni missionario per salvare anime, e solo adesso cominciavo a capire di averle dannate all'oscurità eterna.
Quel colpo di machete ha posto fine ai miei dubbi, ma mi toglie la possibilità di confessare agli uomini e alle donne, dopo tanto averli ingannati, la crudeltà mia e della mia Chiesa di averli usati tutti come marionette.
Il sangue continua ad uscire ed io mi sento sempre più debole, ne esce sempre meno perché oramai poco ne è rimasto.
E allora, amici miei, lasciatemi dirvi quello che ho da sempre pensato in fondo al mio cuore e che non ho mai avuto il coraggio di dirvi.
Ma quale Cristo figlio di Dio, ma quale beata vergine Maria, ma quale morte e resurrezione sulla croce.  Ho dubbi che su quella croce Gesù non sia mai stato inchiodato, ma seppure fu una finta, una farsa e non morì perché i crocefissi morivano dopo giorni di tormenti per disidratazione, e Gesù dopo nemmeno cinque ore era morto. Fu ubriacato di sonniferi, sciolti in acqua e aceto, e si addormentò.
La Chiesa ci ha costruito il suo impero economico su queste favole profittando della buona fede di creature innocenti come voi, amici e amiche, senza lasciarvi la possibilità del dubbio. Dubiti? Sei un eretico; ti attende il rogo e la confisca di tutti i tuoi beni.
Il Paradiso? L'Inferno? Il Purgatorio?
E dove si troverebbero se in questo Universo non ce n'è traccia? Nel centro della Terra? A seimila gradi?
Vedete adesso quante balle vi ho raccontato mordendomi la lingua. Non avrei mai potuto far altro che il povero frate, perché solo compiacendomi dell'inganno nei vostri confronti avrei fatto carriera: vescovo, cardinale e se fossi stato proprio bravo a mentire chissà forse un giorno sarei diventato un Papa.
.....
fra poco morirò 
qualcuno mi ritroverà
la mia storia diventerà pubblica
il mio nome idolatrato
mi affibbieranno miracoli
verrò elevato alla gloria degli altari santo e martire
un bestemmiatore convinto che non esiste dio né angeli né santi
.......
niente più forza
tutto si fa scuro
......
niente più dolore
.....
Dio.....se ci sei.....perdonami












domenica 5 agosto 2018

E LA LORENZIN DISSE CHE LA SANITÀ ITALIANA ERA TRA LE PRIME DEL MONDO

Alcuni giorni fa mia figlia Monica è stata operata a Udine per un ernia del disco.
Passiamo oltre i sei mesi di attesa ed alcuni rinvii, del tutto normali nel Bel Paese, finalmente mercoledì mattina l'hanno operata.
A parte il resoconto squallido che lei ci ha fatto sul servizio nel miglior nasocomio udinese -non è stata aiutata nemmeno per mangiare e per urinare, dato che giaceva su un fianco, praticamente abbandonata, con personale sgarbato e stanco dal mattino presto- personale che non rispondeva alle chiamate di soccorso degli ammalati se non dopo minuti di attesa, il giorno successivo, neanche dodici ore dopo quel tipo di intervento, un medico le ha consegnato una busta da rimettere al medico di base ed É STATA DIMESSA. Ha dovuto far notare alla capo-infermiera che aveva ancora l'ago per eventuali trasfusioni -CHE NON HA MAI AVUTO- e che così l'avrebbero mandata a casa perché se ne erano dimenticati.
Mia figlia ha attualmente forti dolori alla schiena e alla gamba e non sa cosa prendere, dato che nessuno glielo ha detto e la sua dottoressa telefonerà per sapere dell'intervento dato che nella relazione NON è chiaro!
Potrei essere partigiano perché si tratta di mia figlia, ma lo stesso giorno è stata operata una signora quarantenne alla testa per un tumore, spero benigno, cui è stata aperta la testa per un intervento di quattro ore.
Il giovedì, cioè nemmeno dopo ventiquattro ore, è stata dimessa.
La signora non è di Udine, nemmeno della provincia come mia figlia, la signora proveniva da Matera e se ne è ripartita per la Lucania affrontando 24 ore di viaggio strapazzante con questa calura. 
E questa per la nostra ex ministra Lorenzin sarebbe la Sanità tra le migliori del mondo? 
Forse capovolgendo la classifica a testa in giù.
E questo è il retaggio di cinque anni di buon governo dei BUFFONI del PD.
Era solo per fare un esempio, naturalmente.


***













lunedì 23 luglio 2018

QUANTO COSTA UN GELATO A JOCKGRIM

A mio figlio hanno finalmente tolto il gesso al braccio e può di nuovo guidare senta incorrere in contravvenzioni, così mercoledì parte per l'Italia. Così, da bravo ragazzo, domenica pomeriggio è venuto a salutarci. 
Abbiamo guardato la Formula Uno fino all'erroraccio di Vettel, poi per farci passare l'amaro dalla bocca, siamo andati a Jockgrim dove c'è una gelateria italiana rinomata. 
Io non mangio gelato, quindi facevo da accompagnatore.
Usciti dal locale coi gelatoni in mano -loro- mi sono accorto che tirava un vento schifoso e che minacciava pioggia.
"Vado a prendere il mio pullover nella macchina, ho detto; torno subito".
Il parcheggio davanti al locale era pieno e noi avevamo lasciate la due macchine circa a duecento metri, in mezzo ad un piazzale alberato.
Ho attraversato il piazzale passando sui prati fino alla macchina. Ho preso il pullover, lo ho indossato e mi sono trovato la mia borsa che mi scivolava dalla spalla lungo il braccio sinistro; la mano destra occupata dagli occhiali da sole, ed ho incominciato a camminare badando a queste cavolate e non a dove mettevo i piedi.
Sotto gli alberi le radici avevano rotto il suolo, ricoperto da mattoni di grande spessore che qua e là si erano vistosamente sollevati. Con la punta del piede sinistro ho urtato uno di questi ostacoli. 
Immediatamente sentendo che cadevo in avanti ho allungato la gamba destra per puntellarmi, ma col piede destro ho beccato un maledetto mattone ancora più sporgente del primo e sono venuto giù come un pero. "Gefallen auf die Fresse" dicono i tedeschi, e cioè caduto sul grugno. A terra solo mattoni sporgenti, niente prato ed io giù di faccia. 
Ho capito che mi si aprivano le porte dell'Ospedale per almeno un mese se battevo la faccia: setto nasale, zigomi, mascellari superiori mandibola, denti e chissà se non anche qualche vertebra lesa.
Allora ho abbassato la testa per salvare la faccia, non certamente per l'estetica ma per la consegueze. Non avevo più il tempo di proteggermi con le mani, anche se l'ho fatto, perché oggi sento dolori al polso sinistro, all'avambraccio destro ed ho scoperto
dolori e sbucciature ad entrambi i ginocchi.
Non posso dire di essermi fatto male, perché non mi sono fatto male dove ho battuto, ma ho sentito una defragrazione in testa come lo scoppio di una granata.
L'anno del malaugurio, l'anno infame non è ancora finito.
È stato il mio primo pensiero.
Due secondi dopo ho alzato la testa ed ho visto le cascate del Niagara. Veniva giù sangue come quando sgozzano i maiali.
La mia fortuna è stata che accanto alle nostre macchine aveva parcheggiato un signore molto capace e pratico. È arrivato di corsa ed ha fatto tutto lui quello che non ero in grado di fare io: ha chiamato l'ambulanta del pronto intervento, con le garze della sua cassetta di printo intervento -che ho anche io, come tutti- mi ha tamponato e mi ha aiutato a sedermi per terra, ed ha aspettato fino all'arrivo della croce rossa, insieme ai miei che intanto erano arrivati, allarmati dalla mia asenza.
Si chiama Tobias e lo trovo quando sono a posto per stringergli la mano.
Corsa con l'ambulanza fino all'Ospedale di Kandel, dove si sono dati da fare per mettermi in piedi.
Ho due ferite parallele di quattro e sei sentimetri, suturate con undici punti, esattamente dove il frontale si unisce i due parietali, alla cosiddetta fontanella lamboidea.
Un giovane medico del Guatemala, che conosceva Roma per esserci stato una serie di volte ha lavorato sulla mia capoccia per un'ora. Bravo e spiritoso.
Almeno è finita in gloria.
Sono tornato con mio figlio mentre Anna Maria tornava con la mia macchina guidata -oh signur- da mia figlia a 140 sull'autostrada.
Ringraziando Iddio non è uscita di strada.
Io ho mangiato una zuppetta e poi sono andato a letto.
Mi frega un dolore boia che ho al collo, destra e sinistra, per l'insaccata presa. Tenuto conto che ho un rincipio di spondilosi non ci posso scherzare.
Comunque è andata, poteva finire molto peggio.
Sono decisamente un po' intronato ma ci vedo, ci sento, non ho vomito, insomma non ho commozione cerebrale.
Posso considerarmi soddisfatto, ma adesso ne ho la palle piene di questo anno del malanno.












 

giovedì 19 luglio 2018

OHNE TITEL

Con questa concludo la mia fase "fasata". Mi dedicherò ad un progetto lasciato in sospeso per assenza materiale dell'autore, cioè me, per dubbi sopravvenuti in aggiunta ai già esistenti, perché mi costringo a camminare su una corda tesa su un precipizio e sospesa tra due montagne indomabili: il Credere ed il Non Credere.
Argomento che hai voglia ad escludere e a rimandare, torna sempre a galleggiare.


SENZA  TITOLO


Sul mare rosso
scintillava un morto
della precedente battaglia.
Sul retro di una ricetta avevo
scritto quattro versi a matita della vicenda.
Affondarono con la nave
nel mezzo di un anno poco felice.
L'incubo si assottigliò
fino a passare attraverso la cruna
di un ago ligneo, ben affusolato.
Ridacchiando osservavo
dall'alto dell'albero maestro;
l'elenco dei marinai defunti
in quella notte prese la forma
di un uccello migratore.
Non fu più ritrovato.
Al mattino galleggiava
solo il cadavere del marinaio ignoto
unico testimone di un destino compiuto.


15   06   18









mercoledì 18 luglio 2018

SENTIVO ANCORA L'INFLUSSO

Probabilmente sentivo ancora l'influsso dei monti e dei vigneti e delle notti trascorse nel più assoluto e miglior silenzio, ma subito ciò che scrissi erano due poesie. Questa la prima:


DEA   RISORTA


Nidi d'erba dolenti
ti attorcigliavi tra le dita, ansante
dopo veloce corsa,
attendendo.
Certo nessuno degli antichi dei
saliva quassù per rivederti
una volta ancora,
tossicchiante,
affannata,
ignara di destini,
bagnata
di luna
fresca, 
imperscrutabile, 
figlia del tempo;
tu stessa
inizio e fine
del tuo
tempo avido.
Caduca la tua divinità
se la gente va di corsa.


13   06   18




martedì 17 luglio 2018

DÜW 221 ULTIMO DELLA SERIE

Fatevi coraggio: è proprio finita. L'ho scritta la mattina del 9 giugno, appena finito di fare il trollerone. Poco dopo sono andato a pappare la mia ultima colazione.


DÜW   221   XXXIII



Uno squillo acuto ha colpito
me al centro del cuore
come un petardo acuminato.
Un archetipo ligneo dov'erano inserite,
consacrate e sconsacrate,
le sembianze dei miei antenati
fuggevoli e fisse
stratificate a seconda dei loro bisogni,
le più lontane le più amiche,
le più vicine le più indifferenti, apatiche
e strafottenti. Nemmeno le avessi
cercate in un campo di grano
a metà luglio e scelte in base all'oro
delle spighe avrei potuto
contaminarmi così efficacemente
strappando la spiga dal gambo
insensibile a tutto,
apparentemente soddisfatto di essere
privato della sua produzione più selettiva.
Così finiscono gli amori, cadono
le speranze, e le suppliche al cielo
di chi ancora crede vengono sbarrate 
a metà strada, deviate tutte
in in metifico stagno
dove pullulano mosche, insetti e ragni.
"Pro bono malum",
scrisse l'altissimo poeta in calce al suo poema
che parlava di dame e cavalieri, di cortesie,
di audaci imprese
e di cervelli migrati sulla luna.
Ai tempi nostri scappano
tutti all'inferno e ivi giacciono muti, 
non sanno di latino né di egizio
nobilitati solo dal silenzio
della dimenticanza.


09   06   18







lunedì 16 luglio 2018

DÜW 221 SIAMO AGLI SGOCCIOLI

Effettivamente il quadernone dove ho trascritto -anche troppo in fretta secondo i miei gusti e adesso faccio fatica a decifrare- tutto quel che potevo in quelle due settimane si sta esaurendo. Restano solo pagine bianche.
In un certo senso è un piacere, quasi una liberazione. Ci avevo pensato, gli ultimi giorni del mio soggiorno, quando avevo deciso di pubblicare sul blog giornalmente queste trentatrè poesie, e mi ero detto che sicuramente a parecchi di voi avrei usurato i testicoli, anche a chi per motivi naturali ne era privo.
Fatevi forza, stanno finendo.


DÜW   221   XXXII


Ci siamo rivolti ginocchioni a Cristi,
Madonne e Santi, ai martiri innominati,
solitari o in massa,
alle monache vergini per salvarci
da pestilenze, colera e siccità
amiche del demonio e dei suoi accoliti,
seguaci imperturbabili e sempre più
trionfanti. Poi vennero le guerre da trenta,
cent'anni e più: la mano che ci proteggeva
parava frecce e massi infuocati, rialzava
torri distrutte, mura abbattute e ponti levatoi
da noi stessi bruciati per impedire
il transito. Poi nuove pesti e nuove epidemie
che riempivano carri a trazione bovina
tirati per le corna da superstiti
pallidi, esangui come svenati,
il puzzo di marcio a ricordo
per decenni. E poi finalmente finiva;
e poi ricominciava imperterrita la moria
di vittime sacrificali, nate durante la notte,
crepate all'alba. L'evoluzione
della vita creava l'evoluzione della morte.
Malattie impensabili legate a lussuriosi
amplessi mietevano spighe reclinate lasciandole
marcire nei campi. Unico rimedio infischiarsene
e continuare a gozzovigliare e a godere
di notte per poi crepare al sorgere del sole.
Ma che nessuno invochi Cristo, l'impostore,
nessuno chieda a lui il perché dell'abbandono.
È questo imperterrito Dio che ha abbandonato
gli uomini, o sono loro ad avere
abbandonato Dio? Altre divinità, sorte dal nulla
nel frattempo, con estrema violenza
si impossessarono dell'empio mercato.
La manona protettiva non copre più
mura millenarie e torri, non serve nemmeno
ai ponti levatoi, nemmeno ai bunker
di cemento armato, sotterrati e blindati
con lastroni di piombo contro le radiazioni
delle testate atomiche perforanti fino
a centinaia di metri di profondità.
Ma già qualcuno sperimenta la micidiale
arma furura: sciami di droni personalizzati
scaraventati a milioni sui territori nemici
da macchine volanti in orbita da est a ovest,
da nord a sud, che si bloccano dopo avere
trovato il soldato Rayan a cinque centimetri 
dalle sue tempie, scaricandogli dentro
la testa una pallottola calibro nove grande
quanto un fagiolo. E poi via di nuovo
alla ricerca del soldato Stakanovic
individuato nel miniaturizzato computer interno
di ogni drone ben educato e attento.
Risparmio di danaro e di energia, non diffusione
disordinata e incontrollabile del full aut.
Questo si chiama PROGRESSO, Anna Maria.
Non era nel progresso che volevamo vivere e morire?
Ora siamo serviti: una scala reale
e buona notte.



08   06   18






sabato 14 luglio 2018

DÜW 221 FORSE ANCORA UN'ALTRA

Il programma che mi è stato da poco consegnato finisce al 9 di giugno. Sta sgocciolando il tempo che resterò qui ed è ora che inizi a fare la mia valigia, un pezzetto per volta onde non ingolfarmi. Vediamo un po' se hanno ragione le donne a dire che noi uomini "da soli" non siamo capaci di concludere niente.


DÜW   221   XXXI


Forse ancora un'altra, poi basta,
mi andavo ripetendo nella testa
mentre correva la mano al tovagliolo,
alla Parker, a scrivere parole,
enunciare cose. Al pensiero mi esalto
di coniugare insieme sgorbi
e magici colpi di pennello,
strusciate di spatola unta d'olio
sopra superfici metalliche, su legno,
su compensato essiccato, curvato a fuoco,
su stoffa, su tela di ragno, su nulla,
sui miei pensieri belli, sulla tua fragile speranza,
sulla tua voglia di fuggire,
di nasconderti al fato,
di reprimere sbadigli e bestemmie,
incontinenza e l'immaturità di sentirsi
sublime, trionfale, nella parola e nel segno,
nello svolazzo e nella penitenza.
Fra poco si spegneranno
tutte le luci; ognuno di noi cercherà
di covare l'uovo d'oro dal mito
sperando che sia l'ultimo
a produrre vivacità di suoni,
luci e fulgori come scoppiettanti
fuochi d'artificio
ripetibili poi dopo all'infinito.
Segni suoni e parole che si arrampicano
su dal nulla per emergere e imporsi
a tutto quel che prima di loro fu creato.
Rispettosamente li sorreggiamo
finché volino in alto in una
ebbrezza nuova, gonfia di venti nuovi e di promesse.


07   06   18







giovedì 12 luglio 2018

DÜW 221 INIZIATI GLI ULTIMI GIORNI

L'ultima settimana non finisce mai. C'è la tristezza di dover abbandonare nuove amicizie, paesaggi che non conoscevi così belli, c'è anche la gioia di tornare al tuo viver solito, alla tua intimità, agli angoli che conosci millimetricamente.
Ma in fondo in fondo ti dispiace andartene.
Lo ammetto: ci tornerei domattina.
A piedi.


DÜW   221   XXX


Simultanee immagini occupano negli occhi
gli spazi conquistati dalla memoria
sempre attenta, pronta a catalogare, a imprimere,
a riesumare alacremente.
Genitori deserti, fratelli con le loro
gioiose storie e crudeli, sorelle
mai nate e forse per questo
così desiderate. Treni e trenini e gite
con la canna della Viscontea in mezzo
al sedere - il pedalatore mio fratello,
i miei piedi non toccavano i pedali - mia madre
alla finestra sempre attenta e preoccupata.
Tutto si muove ancora e sempre, tutto ha un senso
prossimo, tutto ha una ragione e il sapore 
dentro la bocca di pane fresco.
La tristezza è che adesso tutto scorre
sul telone ben teso nel cinema Traiano
della edizione della LUCE, poi diventata
SETTIMANA INCOM prima sempre del film, alla fine il PROSSIMAMENTE QUI SU QUESTO SCHERMO,
sempre in bianco e nero
con commenti sobri sulle vicende belle
della Patria in riposo. Fuori la Topolino,
col motore che era più della metà della macchina,
che aspetta di riportarti a casa per la cena.
Dentro, il viso bellissimo dell'attrice
che sorride, gli occhi nell'obiettivo, e si spoglia, 
ma solo a metà. Poi l'immagine sfuma
nella delusione di tutti.
FINE DEL PRIMO TEMPO,
la scritta che campeggia. Si sono già accese tutte
le luci nella sala.


06   06   18





mercoledì 11 luglio 2018

DÜW 221 QUANDO LA PASSIONE OSSESSIONA

A stare troppo soli si prende di muffa antica. Soprattutto quando il sonno non arriva mai a fare il suo lavoro: addormentarti.
E allora ci sono le corse delle bighe dentro la tua testa: dalle prime corse in automobile decappottabile e a bordo una ragazza che si reggeva i capelli svolazzanti con entrambe le mani lasciando andare la gonna mostrando tutto dei suoi segreti, e allora il tuo sogno proprio lì si concentrava coi ricordi convulsi accumulati negli anni universitari con la collega ungherese, con la quale avevi programmato un ripasso di anatomia patologica.


DÜW   221   XXIX


Voce di donna che copriva di velluto
l'aria che ci avvicinava, complici e innocenti;
muschio fresco di primo mattino
il tuo alito che si inerpicava in spirali di voglie
arrampicate fin su, sopra il mio tetto,
ove la solitudine imperava da quando
l'ultima volta ci avevi dormito tu appena sfebbrata
di quella febbre antica che si chiamava,
allora come adesso, desiderio di te, di me, di tutto
quello che si arrivava a immaginare
solo pensando la parola "amore", solo alludendo:
dammi il tuo fiele, dammi il tuo veleno;
liquefami il tuo respiro e il mio, sopra
la superficie della tua lingua e della mia,
in una malta incolore, inodore, insapore
che ingoiavamo insieme, misura miracolosa
dei tuoi ormoni più intimi e dei miei
spermatozoi più recettivi e mobili; da riprovarci
poi mille volte anche solo per il gusto
di risentire lo schiocco delle nostre
lingue intrecciate quando dischiudevamo
le labbra per succhiare aria per un attimo,
breve e infinito, ed iniziare da capo
un nuovo assalto ancora
più miracoloso. Il sibilo del respiro
affannoso tra i nostri denti; l'erezione
furibonda e incontrollabile che palpitava in me
dalle caviglie fino ai testicoli,
testimoni impavidi delle tue cosce
inattive e voraci nel guizzo estremo
della penetrazione fattasi muscolo e sangue,
battimento e convulsione estrema, appassionata
fino al sussulto incontenibile nello spasimo
di un abbandono contemporaneo,
folle, che si appaga già del ricordo
che lentamente affievolisce, amore.


06   06   18