martedì 20 giugno 2017

POI VEDREMO


Cerca di avvicinarti al mio cuscino
mentre dormo, come facevi
quando ero bambino per ascoltare il ritmo
del mio respiro.

So che vorresti farlo,
allora non perdere tempo:
mettimi una mano sul cuore,
controlla se batte regolare,
rifai le stesse cose
che hai fatto per anni.

Mi mancano.

Mi manchi tu.

Anche se non mi svegliassi
sono certo che rimarrebbe qualcosa
di te.

Potrei farmelo bastare
per un po'.

Intanto tu incomincia a venire
poi vedremo.


***
Maximiliansau, 18 aprile 2017

***

venerdì 16 giugno 2017

FUOCO

Fuoco salvifico,
fuoco solare
vuol dire vita,
vuol dire
luce,
calore,
gioia
vuole dire in una parola:
felicità.

Fuoco benefico
portato dal fulmine
nella foresta,
incendiò gli alberi,
ne discesero
primati a due zampe
che seppero
conservare
il tesoro inatteso
che diede
loro la spinta
per iniziare a creare
il nuovo mondo.

Effimeri trionfi,
beatitudini
inattese,
custodite a fatica
finché non si carpì
il segreto
di creare fuoco nuovo,
crearlo e spegnerlo
a volontà.
Allora gli ominidi
poterono
guardare in avanti
senza timore
di profanare la divinità.

Fuoco costruttivo
nelle caldaie dei bastimenti
che solcarono mari;
distruttivo
quello di altre navi,
nemiche,
che le affondarono
dentro un mare
che ardeva
di altro fuoco,
di nuovo fuoco
avversario e crudele.

E adesso il fuoco
di Londra,
l'editto
di una notte
londinese:
fuoco che arse vite
a decine,
fuoco malefico, 
maledicente,
tiranno;
non diede scampo
e nella notte
la fiaccola
illuminò l'isola
lasciandola
nel buio della
dannazione
eterna.

***

Maximiliansau, 16 giugno 2017

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giovedì 15 giugno 2017

CHE SIA IL POPOLO


Quando tutti tacciono
vuol dire che molti
sono pronti a battere le mani.

Allora sollevate ben in alto
le vostre bandiere,
non disonorate il vostro
orgoglio, non calpestate 
la vostra dignità.

Non aiutate gli omuncoli
a diventare tiranni.
Riempite le piazze
col vostro clamore,
urlate nelle strade il vostro
disprezzo, non acquistate il cibo
nei loro mercati,
non fate il pieno di carburante
nei loro distributori,
ma tenendovi tutti per mano
marciate cantando
gli antichi inni della Resistenza,
le voci dei vostri padri.

Non abbandonate la speranza
non tradite la fede
dei vostri antenati,
tutti morti, che adesso
si rovesciano dentro le proprie bare.

Ricordate che tutto si può
barattare, anche la vita per un traguardo
migliore, ma non si può barattare
la libertà.

***

Maximiliansau,  23 maggio 2017

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giovedì 8 giugno 2017

UNA GIORNATA IN CUI PUOI RIFIATARE SENZA CHE TE LE ROMPANO


Sabato scorso, entrati per dare un occhiata ed eventualmente comprare qualcosa per noi visto l'arrivo della nuova stagione, nel reparto giovanissimi del C&A -non nel reparto bambini perché mia nipote Alessia è già adesso più alta di sua madre e dieci centimetri più del gemello Fabio- avevo immeditamente messo gli occhi su una camicetta "da donna" a fiori blu e un paio di calzoncini bianchi.
-Sono troppo grandi, guarda sono del 38. Dice subito Anna Maria.
Li prendo in mano, li allargo al giro vita e le mostro l'ovale ottenuto.
-Che occhi hai? Questo è il carenaggio del suo sedere.
-Ma a settembre fa dieci anni.
-E che vuol dire? Se cià sto culo.
Tentenna.
-Va bene. Li compro io e tengo il Kassebon, se non va bene li riporto indietro.
Lunedì mattina alle 08,30, puntuale come un missile nord-koreano sono a casa di mio figlio.
-Fai provare ad Alessia questa roba, dico a mia nuora.
Anna Maria ha già stampato in faccia quel sorriso che conosco io.
Entra Alessia ed i calzoncini le stanno come una seconda pelle.
Mi giro dall'altra parte con affettata nonchalance. E vabbé io sono fatto così: non mostro di godere di trionfi sugli imbelli e non mi piace vincere facile.
Dobbiamo dimenar le chiappe perché c'è da fare a fette oltre cinquecento metri per arrivare alla fermata del 5 che ci porterà al Rheinhafen. Marciamo in testa io, mio figlio e Fabio perché bisogna dare l'esempio a certi culi di piombo.
Un tram che non avevo mai preso, di quelli nuovi, ma io a Karlsruhe non prendo nemmeno quelli vecchi. La tramvia mi sta sulle palle forse da quando una bella ragazza ventenne qualche anno fa si è alzata per lasciarmi il posto.
Però corre sto tram come se il conducente avesse necessità fisiologiche impellenti. Infatti all'ultima fermata scende anche lui  per primo e subito sparisce. Avevo intuito giusto.
Attraversiamo una strada, camminiamo lungo un sentiero interno di un giardino certamente comunale, sempre pulitissimo come tutti i giardini di questo Land, e finalmente siamo all'imbarcadero. Di qui posso vedere da vicino sto battello fluviale, che ha un nome fantasiosissimo, come tutte le cose qui in questa fantasiosissima città: si chiama Karlsruhe. Certo certo, i tedeschi sono famosi nel mondo per la loro fantasia. 
Adesso però lo vedo per la prima volta da vicino; finora l'ho sempre visto da una delle due rive e mi sembrava piccolo e tozzo. Piccolo non è, tozzo sissignore e soprattutto brutto, ma proprio brutto, tanto che l'entusiasmo mi precipita dentro le mutande.
Scendo lungo la scaletta ed entro col magone 3.0.
E invece dentro è "na cosa granne". Bello è dir poco, sontuoso e molto moderno, sembra di stare in quei battelli americani che si fanno tutto il Mississipi. Manca solo la ruota laterale che batte col classico rumore, ma chi se ne frega. I tavoli sono ben sistemati e mio figlio ne ha prenotato uno da sei, che sono tutti avanti. Il nostro è proprio il primo con tutte le vetrate libere e praticamente noi siamo a cinque metri dall'asta che regge la bandiera del Baden Würrtemberg. Quella tedesca è a poppa; noi siamo a prua. 
Ma i bambocci già si sono letti tutto il menù delle colazioni: kleine Frühstück, medium Frühstück, große Frühstück. Io prendo un piccolo: due panini, burro, marmellata e caffé. Come me gli adulti. I marmocchi naturalmente due große Frühstück con tutto dentro e spazzolano tutto in quattro e quattrotto. Vedo che anche gli altri bambini nel mio raggio visivo sgranocchiano allegramente e penso che i gestori della barca lo sappiano molto bene chi è che produce guadagno in questo paese.
Intanto la nave è salpata, silenziosissima e scivola all'interno del porto avviandosi verso il Vater Rhein. Passiamo proprio dentro la Hafenindustriezone. Qui si produce la metà abbondante di tutte le schifezze che noi respiriamo durante l'anno. L'altra metà sta proprio vicino Maximiliansau, dove abitiamo Anna Maria ed io, ed è l'area industriale delle raffinerie della ESSO e della fabbrica dei camion Mercedes, la più grande del mondo, gloria, vanto e fonte di guadagno del Comune di Wörth am Rhein. Basta che soffi un po' di venticello o che qualcuno starnutisca un po' più forte e noi ci ingozziamo tutte le puzze e tutte le zozzerie di questa immensa Industriezone. Per entrare nel fiume il nostro glorioso natante fa una curva molto ampia e subito acquista velocità: se capiss andiamo con la corrente. Per chi non lo sapesse stiamo andando in discesa con un dislivello di tre millimetri, che è tantissimo per una massa di milioni di metri cubi d'acqua al minuto. Basta guardare come scappano all'indietro le due rive e come vanno veloci quei due cigni che ci stanno sfidando nella corsa: quello col collo più lungo è il maschio, dietro ad un paio di metri la femmina, una cigna musulmana, sempre dietro allo sposo. Caratteristica di questi animali -a parte la bellezza- è la fedeltà. Sono monogami. Si incontrano e non si lasciano più. Ogni due anni uno o due marmocchi. Li crescono e li educano perfettamente, poi di botto li mollano. Così dovrebbe essere anche per noi Umani: diciotto anni di totale attenzione, poi un calcio in culo e fora dai cojon, fatevi la vostra vita e la vostra esperienza.
Invece nada de nada. Noi, esseri conclamatamente superiori ed autonomamente pensanti, non siamo capaci di lasciar vivere i nostri figli, ma dobbiamo rompergli i coglioni ogni secondo momento e guai se non ti telefona almeno una volta al giorno e non ti viene a trovare almeno una volta alla settimana.
-Avevo da fare, mamma -sì, perché è sempre lei che si agita, tu uomo fai finta di essere superiore ed emancipato, tanto ci pensa lei a fare la piagnona- avevo proprio tanto lavoro, mamma.
-E non trovi due minuti per fare un colpo di telefono?
Lui lo troverebbe volentieri, ma sa che poi tu non lo molli prima di una mezzorata di domande inquietanti e di chiacchiere del ciufolo. Quello che succedeva a me con mia madre, perché mio figlio dovrebbe essere diverso da suo padre?
La mia una volta che io avevo aperto il contatto non mi mollava più e mi tempestava di domande, tipo: con chi esci alla sera? Ho conosciuta una ragazza...E chi è? Lavora accanto al mio ufficio....Sì ma chi sono i suoi genitori?....Genitori? Mamma io sto ancora ai preliminari....Vuoi dire che non sai nemmeno chi siano quelli che l'hanno educata?.....Ma certo, solo che non li frequento.... E perché mai? Ma perché adesso sto guardando se....Devi sapere da dove esce, da chi, poi potrai cominciare a cercare di capire bene lei. Una cosa per volta mamma, adesso stiamo cercando di capire se stiamo bene insieme....Insomma vi vedete di sera? Per forza, di giorno lavoriamo....E fino a che ora state insieme? Ma, di solito andiamo a ballare o al cinema....Non mi hai risposto. Fino a che ora? Beh, di solito alle undici....E dopo le undici non puoi chiamarmi al telefono? Ti costa tanta fatica?
A questo punto come potevi rispondere alla tua genitrice "mamma dopo le undici stiamo a letto a scopare, e non finisce così presto". No, non puoi. Allora riattacchi con una scusa qualsiasi maledicendo il momento che ti era venuta la voglia di chiamarla.
No, così non si fa, signori cari. Prendere esempio dai cigni che se ne fregano di quello che fanno i figli dopo: saranno cigni e cigne loro.
Come al solito, guardando cigni che non conoscevo, mi sono tornate a mente cose che non posso dimenticare.
Intanto il battello è passato sotto i due ponti abbinati di Wörth, quello della ferrovia e quello dell'autostrada. È la prima volta dopo trentotto anni -pensa un po'- che li vedo dal di sotto. Però: lastre d'acciaio e bulloni, una serie infinita. Da domani, scavalcando il ponte, ne avrò un maggior rispetto.
Una prima osservazione mi viene spontanea e ne faccio partecipe Anna Maria.
-Hai notato? Non ci sono cinquanta metri privi di alberi e di vegetazione su entrambe le rive. Proprio come in autostrada o in qualsiasi strada qui d'intorno. Le faccio osservare.
-Proprio come da noi. Qui tagliano gli alberi malati e per ognuno tagliato ne piantano almeno due.
-Non sono stupidi come da noi. Tanti alberi purificano l'aria con la fotosintesi clorofillica che abbiamo studiato al liceo; però purtroppo occupano tanto spazio utilizzabile per l'edilizia selvaggia. Per cui ci siamo capiti.
Già, ci siamo capiti. Comico è il fatto che la Germania è quasi tutta una pianura; qui la terra non si sbriciola ad ogni pisciata di cavallo, qui non ci sono terremoti. Da noi è più montagna che pianura, i terremoti ci stanno di casa, gli smottamenti non fanno oramai più notizia da prima pagina e nessuno impone a questi infami l'obbligo di non disboscare. Che poi fatta la legge  trovato l'inganno. In estate scoppiano dappertutto misteriosissimi incendi spontanei. È il gran caldo, dicono, ma nessuno verifica. Che strano sulle montagne impervie, sui lati scoscesi non scoppiano mai incendi, solo verso la pianura, dove l'asprezza della salita si attenua e diventa un declivio. Cazzarola, non ci avevo pensato.
Dopo circa un'ora passiamo sotto il ponte di Germersheim. È per una strada provinciale, la 39 mi pare; infatti è la metà esatta del primo. Oggi è festa in Germania, una festa religiosa, il lunedì delle Pentecoste. Nessuno lavora. Incontrati finora solo un paio di barconi per trasporto merci, che risalgono la corrente in direzione Basel in Svizzera. Vanno lentamente e con gran fatica. Vanno in salita. I famosi tre millimetri contro corrente.
Ancora un'ora e vediamo la chiesa di Spayer -Spira in italiano, forse il nome latino- la sua facciata romanica con le due torri campanarie. In macchina da casa mia andando non a rotta di collo ci si mette mezzora, ma vedi solo l'asfalto e i camion che superi, mentre con gli occhi incollati agli specchietti stai pronto a schizzare nella corsia di destra per lasciare passare la Mercedes, la BMW, la Porsche che ti aggredisce come se volesse inghiottirti e ti supera a 200 orari.
Puoi paragonarlo con la calma con cui traguardi attraverso le vetrate e osservi la natura che si è impossessata da secoli delle due sponde, i turisti sdraiati al sole, i pescatori che protendono le loro costose canne di carbonio untraflessibili e che importa se oggi non viene su niente, vuoi mettere una mattinata trascorsa chiacchierando con gli amici e tirando fuori dal frigo portatile una birra ghiacciata. Ma non ce la facciamo mancare nemmeno noi a bordo. Il servizio è impeccabile. Ci sono cameriere in continuo movimento. Se lasciassimo fare a loro staremmo continuamente ad azzannare cibo e deglutire bevande.
Ogni tanto ci si alza e si va sopracoperta, dove ci sono tantissimi tavolini oblunghi con panche di legno. Non c'è vento, il sole viene schermato da tende che vengono tirate quando il sole scotta forte. Quello che manca a me è il sapore salmastro che ha soltanto il mare. Quello di Civitavecchia, di Livorno, di Genova, di Napoli, di Bari, di Trieste. Tutti posti dove ho soggiornato. L'odore del mare, il vento di mare, la brezza come si chiama.
Ormeggiate nel porto di Spayer ci sono in quel momento due grandi battelli, il doppio del Karlsruhe, che fanno viaggi di una settimana. Ci sono infatti le cabine per dormire. Il percorso è da Basilea alla foce e ritorno. Ferma a Spayer, a Duisburg, Colonia e chissà dove ancora. Prezzi da 500 euro ai 750 colazione inclusa, naturalmente a testa. Cominciamo a farci un pensierino tutti quanti. Forse a settembre, alle prossime ferie scolastiche. Sarebbe bello questo anno che i gemelli fanno 10 anni. Si vedrà.
Io sono venuto in questa antichissima città una quantità di volte, sempre in macchina, sempre a visitare il Museo della scienza, la Chiesa iniziata a costruire nell'anno 1015, finita nel 1035, le strade del centro con l'arcivescovado e quell'atmosfera di antico che resta sospesa tra pietra e pietra.
Parcheggiavo la macchina ogni volta in un grandioso parcheggio all'aria aperta di fronte al Museo della scienza, dove sta, sospeso a 20 metri da terra un immenso DC8 della Luftansa, da visitare al suo interno. Non mi ero mai recato alla mia destra, attraversando i giardini, ma andavo sempre a sinistra verso la cattedrale. Scopro adesso che il porto fluviale si trova nemmeno cento metri dal parcheggio, sulla destra appunto. Ed è un percorso bellissimo in mezzo ad alberi di almeno 150 anni, curati con amore da personale specializzato, che sistema anche i prati ed i fiori. Non si vede un pezzo di carta, una cicca di sigaretta, uno straccio, un coriandolo in terra. Sembra di stare in chiesa, una chiesa immensa all'aperto. Lo strabello della Germania: la pulizia e l'ordine. E non c'è personale addetto alla pulizia o poliziotti a mettere multe ai trasgressori: tutti stanno attenti a non sporcare, compresi gli stranieri, e questo è fantastico per chi non è tedesco e non ha la cultura dell'ordine. Non come da noi dove si rispetta solo il privato e chi se ne frega del pubblico. Ma il pubblico siamo noi, quindi dobbiamo tenerlo ancora più lindo e bello.
Ce ne andiamo in chiesa a vedere la tomba dell'Imperatore Rodolfo, poi l'interno che è altissimo. Io resto seduto su un banco alla fine e che loro vadano a fare foto dappertutto.
Poi si va nella strada principale, che conosco a memoria e dove, in mezzo chilometro, trovi gelaterie italiane a gogò. Sembra che qui a Spayer i coni siano doppi, fatto sta che le porzioni sono enormi. Buono per Alessia e Fabio.
Non possiamo trattenerci tanto perché alle 16 in punto tedescamente si riparte. Alle 15,30 siamo al porto di fronte al Karlsruhe, ma non si può ancora entrare. Bello vedere 600 persone bivaccare in attesa dell'apertura del cancelletto. E nessuno butta sudiciume per terra, nemmeno noi e Fabio -udite, udite- raccoglie la cartina della caramella che gli è sfuggita di mano e se la mette in tasca.
Il ritorno inizia con il pranzo, cioè la cena.
Non costa assolutamente tanto, meno che in un ristorante. Noi uomini prendiamo vino da bere, Chianti. Ce n'è per tutti i gusti. Io colgo l'occasione per mangiare carne che non mangio quasi più: Wienerschnitzel con ampio contorno. Finisco col sorbetto al limone.
Poi andiamo di sopra a prendere aria e goderci il ritorno, che durerà il doppio dell'andata: quattro ore. Non c'è tristezza, siamo veramente soddisfatti.
Alle 20,05 teutonicamente precisissimo attracca con una manovra semplice. Qui non si usa applaudire come in aereo ma andrebbe fatto: non sbatte, ma appoggia il fianco dolcemente.
Di nuovo a casa di mio figlio, dopo esserci bevuto un eccellente caffè espresso, Federico accende la TV e mi fa rivedere la registrazione della finale della Champion's per rivedere solo alcune scene che SKY Deutschland ha mandato in onda e canale 5 invece no. Innanzitutto non dobbiamo ascoltare il commento italiano che è stato un parossistico schifo, con urla estreme ad ogni palla -pochissime- toccata da Higuain e gelido sentore di morte profonda ad ogni gol di CR7, due.
Ci rivediamo quasi tutto. Non capita spesso vedere strapazzare la Juventus. E alla fine le facce stravolte di Chiellini e Bonucci e quella stralunata di Allegri sono tre ciliegine sulla torta di una giornata di sole passata in allegria solare.







sabato 3 giugno 2017

VERSI COMPUTERISTICI


Tranquillamente tenuta aperta
una finestra mentre il programma prosegue
si stemperano tutti i dati
significativi in una sequenza
di post, di commenti, alcuni presunti
altri fittizi, di anonimi inesistenti,
di follower capricciosi e bugiardi
che intensamente minano la credibilità,
l'originalità dei documenti.

Se si volesse creare arte e poesia
virtuale ci si ridurrebbe a lasciar correre
dentro microchips zero e uno
in impulsi consecutivi;
cercare il metodo di procreare
oscene fantasie e metterle in atto
tutto è oramai possibile
anche un omicidiale trasporto
di suicidi di massa.

Resta da prevedere l'infimo
procedere degli effetti
seppure non se ne senta la necessità;
tutto è relazionato a quante
volte riesci a far vivere
quello che ti interessa che viva, solo premendo
tasti con la punta delle dita,
ma trovi sempre chi è
più veloce di te.


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Maximiliansau, 28 marzo 2017

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mercoledì 31 maggio 2017

LA MAGIA DEL SUDOKU


La fascinazione, l'equilibrio, l'alchimia perfetta,
la modulazione sonora
dei numeri da uno a sedici
magicamente chiusi in quadrati,
quattro per ogni lato,
complessivamente sedici quadrati  
contenenti ciascuno sedici numeri,
ecco, è il martellare di questa cifra -sedici-
che ossessiona,
in tutto duecentocinquantasei numeri
di cui centotrenta già stampigliati
e centoventisei da inserire,
spesso così imperviamente
da sfiorare la veemenza, da far
lacrimare gli occhi
questo è il senso della vita da scoprire,
dove i numeri sembrano infiniti,
nuovi ogni giorno e invece poi scopri
che sono sempre gli stessi
incrociati ogni volta in modo differente,
mai fidarsi degli accoppiamenti,
delle scale, dei contrasti
perché alla fine mancano sempre un paio
di numeri, magari in una colonna
non hai il quattro ma ben due volte il sei
e in una riga ti manca un dieci mentre
hai un nove di troppo.

Così funziona. Quando fai il conguaglio
dei successi e delle giornate sfortunate e infelici,
dei favori fatti e ricevuti,
dell'amore che hai donato e di quello
avuto in cambio
i conti non tornano mai.

Inutile rifarli, sbaglieresti anche
quelli che sembravano esatti.
Ma poi chi ha detto che i conti
alla fine debbano sempre tornare?
Lasciamoli tutti sospesi,
in un'eterna formula aritmetica
dove sottrarre, dividere, aggiungere,
moltiplicare beatamente e perché no
incoscientemente sia obbligatorio,
tanto alla conclusione il risultato
sarà sempre lo zero.

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Maximiliansau, 7 aprile 2017

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lunedì 29 maggio 2017

ROSSO


Rosso è il cuore trafitto, 
rosso il sangue che ne sgorga
come un fiume investito
da un tramonto d'autunno.

Rosse le gote di chi ha corso tanto,
o forse tanto amato,
oppure tanto odiato.

Rosso è il colore
della bandiera dei martiri.
Rosso anche quello del drappo
dei traditori.

Rossa è la rabbia,
rosso è l'odio,
rossa la speranza,
rosso tutto ciò che detesto
e tutto quel che amo.

Vedi quanto è facile
su questa minuscola crosta
in bilico nell'Universo
confondere il bene immenso
e il male senza fine?

***
Scritta a Maximiliansau il 29 maggio 2017
Nata come un commento per una poesia postata
da Patricia Moll sul suo blog Myrtilla's house lo stesso giorno.
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