venerdì 10 febbraio 2017

DONNA SENZA OMBRA


Come in un controluce fotografico
ti trapassava il sole
annerendoti i contorni,
e non avevi ombra.

Il tuo destino
generare uomini robusti;
tu lo facesti due volte
con enorme fatica,

due volte rischiando la vita
nell'estenuante travaglio.

Dopo, una serie interminabile
di giorni nutrendo quelle
piante che sembravano
appassire
nello spazio di una notte,
sempre sorpresa al mattino
che respirassero ancora.

Così, per ognuna di quelle
due vite, senza più
sonno tranquillo.

Poi, come a tutti succede,
si concludeva la tua vita
che credevamo infinita
e serro ancora
nel palmo di una mano
la tua ultima stretta.

Adesso abbraccio l'aria
dove tu già stavi
e dove non ti troverò mai più
donna senza ombra,
madre senza tramonto.


***

Maximiliansau, 9 febbraio 2017

Nell'ottantatreesimo anniversario
di una lotta che Lei vinse

***




martedì 7 febbraio 2017

IN QUESTO MONDO


In questo mondo dove tutto
è stato previsto in ogni particolare
da chi tutto sapeva oppure niente,
e fingiamo che sia questo
divinamente il senso di Dio,
galleggiando tra intemperie,
vuoi presunte, vuoi reali,
scivolando sempre in basso
per rialzare poi la testa
solo un attimo e di nuovo,
piatto, al fondo avvicinarsi
dove nulla più discerni
tanto è buio, dove l'aria
puoi tagliare tanto è spessa e dura
e densa da non poterla respirare,
dove l'ombra che tu credi
sia la tua è invece quella
lasciata da chi per la tua stessa
strada cento volte e mille volte
già è passato nelle generazioni 
precedenti, e la tua rinveniranno
i figli dei figli dei nipoti tuoi
senza provare nemmeno meraviglia
visto che nulla più li seduce,
nulla più li convince,
nulla più può appagarli;

allora adesso noi
perché, per chi, per cosa dovremmo
affaticarci e combattere e risolvere
incognite assurde,
affrontare macigni e soccombere
schiumando il nostro sangue
dalla bocca?

Chi mai godrebbe il frutto
delle vittorie nostre, chi
commisererebbe le nostre
battaglie perdute,
le nostre lacrime versate 
per uno scopo
irrealizzabile? 

Tutto inutile e vano,
nessuno a vantarsi dell'opera
dei suoi antenati,
in questo caso noi,
nell'immobilità della memoria.

Quindi? Se tutto fu previsto
inutile affaticarsi,
inutile cambiare: le carte distribuì
un cartaio beffardo e impertinente:
inutile aspettare la prossima
smazzata. Non ce ne sarà
mai più nessuna.

***
Maximiliansau, 7 febbraio 2017

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domenica 5 febbraio 2017

SCHERZO EMOTIVO


Sopra un ponte ti ho lasciata,
sotto un altro ritrovata,
eri bella ma emaciata,
masticavi assai truccata
chewings gum.

Io di te più non mi fido
nel futuro non confido
e non chiedere perdono,
la fiducia è un caffè buono
che amaro devi bere
ma se zucchero ci metti
dopo tieni i denti stretti
ché lo zucchero ha il potere
di infilarsi dappertutto
e se poi lo bevi tutto
zuccherato avrai ammalato
le genfive per un anno
procurandoti un gran danno.

E comunque io non mi fido
più di niente e di nessuno.

Non mi fido delle donne
che si dicono mie amiche,
di lontan mi fan le fiche
poi invece da vicino
lor mi fanno il sorrisino.

Non mi fido degli amici
che mi invitano a un traguardo
poi con fare assai beffardo
nascondendomi ogni mossa
lor mi scavano la fossa.

Né sorella o madre o figlia
ché si scuce la famiglia
per pecunia o gelosia,
per invidia o bramosia
ché si è fatta una frittata
di una pace consacrata
dalle leggi di natura
e rifarla è cosa dura.

Né fratello o padre o figlio
mai poter prender consiglio
ché la botta in testa è certa,
non si fa una gran scoperta.

Sol dei morti al cimitero
lì mi fido e son sincero
anche se maledizioni
mi mandassero a vagoni
io mi attacco ai miei marroni,
faccio corna e sputo in terra
e così vinco la guerra
respingendo ogni veleno.

Ma ora basta: il sacco è pieno.


***

Maximiliansau, 5 febbraio 2017

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martedì 31 gennaio 2017

ARRIVA SEMPRE


E arriva sempre il momento
di partire, e allora
tutto quello
che ti ha infastidito
lo rimpiangi,
come per esempio i tuoi silenzi
e i musi lunghi
che tenevi giornate intere.

Telefona, se vuoi,
io resto sempre in piedi
fino a notte inoltrata.


Maximiliansau
settembre 2016 - gennaio 2017

***

mercoledì 25 gennaio 2017

QUANTE COSE

Quante cose tu non sai
di me,
quante cose non so
io di te,
perché stiamo ancora insieme
questo proprio non lo so,
ma se tu ti svegliassi
domani
e non trovassi me
lì accanto a te
credo ti perderesti
ma non so dirti perché.
Io ti dico invece quello
che succederebbe a me:
non vedendoti più lì
non saprei nemmeno piangere,
e terrei gli occhi ben chiusi
per non vedere 
più niente.


***
Maximiliansau, 24 gennaio 2017

*

lunedì 23 gennaio 2017

NON ABBIAMO BISOGNO DI EROI MA DI NORMALITÀ

Non ci servono eroi, ne abbiamo avuti sempre troppi.
Ci serve la normalità.

In Italia avvengono sempre tragedie perché qui ci sono gli italiani ed i nostri governanti 

sono italiani.

Potessimo cambiare certamente avverrebbe qualche miracolo, per esempio si incomincerebbe a iniziare lo studio di un piano per mettere in sicurezza un territorio per natura già impervio, ridotto allo stremo dall'incuria, dall'incompetenza, dall'improvvisazione, dalla corruzione, dalle mafie e mafiette, dall'incapacità di

cercare almeno di fare qualcosa. 

INVECE NON SI È FATTO NIENTE E NIENTE SI FARÀ

all'infuori di chiacchiere, dove siamo maestri.

RIGOPIANO

Non dimenticheremo tanto presto questo nome.
Significa vergogna, significa disastro annunciato, significa gente lasciata morire senza fare niente altro che chiacchiere, senza che nessuno senta il bisogno di togliere il suo ignobilissimo culo dalla poltrona che occupa. E quando mai ci si è dimessi in Italia per una simile sciocchezza?

1. Chi ha dato il permesso di costruire un albergo di extralusso lungo un canalone di scarico di una montagna imponente come il Gran Sasso?
Adesso si viene a sapere che l'albergo era stato costruito sui sedimenti di altre frane , adesso lo dicono, quando per giorni avevamo sentito spergiurare sindaci ed esperti che mai si fossero verificate frane in quella zona.

2. Chi si era preoccupato di sgomberare le strade dalla neve abbondantissima che stava cadendo da giorni -si parla di 20 milioni di tonnellate- senza aspettare che si accumulassero tre e quattro e fino a cinque metri di neve? Senza andare all'estero avrebbero potuto informarsi nella italianissima regione del Trentino per sapere che quando il Servizio Meteo annuncia abbondanti nevigate si inizia lo sgombero delle strade quando incomincia a nevicare e non dopo ore e ore. Ma c'era stato qualcuno competente che aveva letto quei bollettini? Oppure li tenevano lì come ricordo?

3. Chi si è preoccupato di controllare lo stato delle turbine? Di procurarsi la benzina necessaria a farle funzionare? Almeno informarsi dove stavano? Si è allertata una turbina a Chieti, mentre ce n'era una a pochi chilometri inutilizzata.

4. Chi in tanti anni si è preoccupato di garantire che l'erogazione di elettricità in quelle zone fosse assicurata? E in che modo? Possibile che in Trentino -sì, sempre lì- non manchi mai la corrente anche con quattro metri di neve mentre in Abruzzo basta un niente e la corrente li molla? Ma conosce questa gentaglia l'uso dei tralicci di 40 metri di altezza per garantire che la corrente non si estingua?

Chi deve pagare adesso? Il solito povero minchione e non qualche ministro di questo governo fantoccio, pessima copia di un pessimo governo Renzi, il cosiddetto Renzi bis, della cui continuità si vanta lo scopiazzatore di turno Gentiloni?

Questi caporioni del PD proprio non capiscono un tubo. Non hanno capito il significato di quel 

NO

urlato in modo inequivocabile dal 60% di coloro che votarono il 4 dicembre dell'anno scorso.

Significava:  

ANDATEVENE

E questo continueremo  gridare.

Ma prima tirate fuori quella gente, viva o morta.




mercoledì 18 gennaio 2017

COSA MI RESTA


Cosa mi resta di questo amore
così mutevole
e gaio
e profumato,
sorprendentemente sempre nuovo,
come una luce accecante
che irrompeva nel mio tunnel,
come una limpida acqua
di un torrente montano,
rumoroso e vociante ogni mattino
silente ad ogni tramonto,
cosa mi resta adesso
che non ti amo più?


I vagiti di un bambino mai nato;
un richiamo da un bosco
incantato
dove tracciavamo un sentiero
incidendo il tuo nome
ed il mio
sulla corteccia degli alberi;
il guaito di un cane che era il tuo
ma che era il mio amico
e adesso è triste perché
non mi trova più.

Niente altro,
nemmeno il tuo nome
tatuato all'interno di un mio braccio
perché allora non usava.

Sei proprio nata sfigata, amore mio.




Maximiliansau, 16/17 gennaio 2017

***