sabato 16 marzo 2019

FOLATA


Una folata antica
rimasta impigliata ai rami
del nostro cipresso.

C'ero tornato
dopo un'eternità,
forse per nostalgia,
forse per liberare un pianto
rimastomi in gola
tutto questo tempo:
e l'ho sentito
il profumo del tuo volto,
delle tue labbra, 
del tuo sorriso, 
il sapore della tua bocca
era rimasto.

Non mi vergogno: l'ho gustato
a lungo lentamente.

Un profumo che certo
ricordavo solo io.

Ora
vorrei solo vedere
la tua faccia,
se tu pure 
godessi a respirare
il mio profumo
che adesso
ho copiosamente
depositato sui rami
del nostro cipresso.



22  dicembre  2017



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lunedì 11 marzo 2019

SCENDERE SCALE


Scendere due alla volta centinaia di scalini
impervi senza corrimano; risalirli fino
all'ultimo piano con una mano sul cuore
e l'altra a slacciare il colletto della camicia
tenendo la conta del numero dei battiti
sempre più sordi; perderne memoria
mentre ingolfato ingozzo bava e un tremito
mi assale dai fianchi alle tempie,
dubitare della mia tenuta, distendendo
la smorfia del dolore sul mio iniziale
sorriso da idiota, perché nessuno si accorga
di niente, questo è il mio modo
di adularmi e quello di ingannarmi.

Nessuno sa, nessuno deve sapere che le scale
mi terrorizzano, che quando le scendo
chiudo gli occhi trattenendo il respiro
e quando salgo alzo le ginocchia
perché so che un pessimo giorno con la punta
di un piede centrerò uno scalino
e precipiterò all'indietro in un volo convulso.

Ho già fatto più e più volte la prova generale:
andrà tutto bene alla prima, senza difetti
e tutto sarà finito senza balbettii,
sarò bravo e discreto, neanche un grido;
nemmeno un lamento, né un tonfo
rumoroso:un paio di colpi con la nuca, 
poi solo silenzio e così sia.



23  febbraio  2019


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mercoledì 6 marzo 2019

MILLE PAROLE


Mille parole si incastrano ascendendo come aria calda
in un cielo piatto e incolore, garrulo di migratori,
uccelli che mai prima si erano incontrati
e adesso impavidi, con sghembi tuffi tagliandosi
la strada, appena arrivano a sfiorarsi.

Parole morbide, espirate da liberi cieli,
ormeggiano a fianco di mille pensieri assonnati
ma pronti a librarsi in tutte le direzioni
sotto molteplici forme sconosciute ma reali,
che mai riuscii a realizzare compiutamente.

Quante volte ho tentato di arrampicarmi
per questi pendii mai riuscendovi, mai abbandonando
l'impresa, mai rinunciando, preparato
a ritentare da capo, ancora una volta da capo,
ignorando dove trovare le energie, mai pago.

Un sogno ibrido, scalzo e piagato nell'anima
ho inseguito. Mi sfuggiva tenendomi a distanza
beffardo, sapendo che io ostinatamente
mi sarei mantenuto sempre nei suoi paraggi,
inseguitore scalcagnato e ansante. Mi ero infilato
nel tunnel della vergogna, della beffa

che io stesso dalle sue orme succhiavo,
il disprezzo anelando dei miei cinque
alter ego: quello buono e pietoso piangente sopra
le mie disgrazie; quello livido di bile
oltreggiante che lui mi inoculava nelle arterie;

quello capriccioso e frivolo che sghignazzando
bloccava i cento messaggi che inviavo chiedendo
aiuto; quello indifferente che solamente segna
nel suo quaderno l'evolversi delle disgrazie
che aguzzano le unghie contro di me;

quello bastardo che tutto l'odio scava e divelle
dalle piattole del mio pube peloso, viscide, maleodoranti, conficcate le teste dentro la mia pelle,
producendo altro odio, mormorando bestemmie,
liberando da me tutto il mio impavido fetore.

Ma non mi accascio da vinto e sprovveduto
che raccoglie in un unico talamo le attese inconfessabili, i tepori della pelle ansimante,
le gravide gioie dei primi contatti prosciugate dall'ansia di una pagina scritta soltanto
firmata con un cauto autografo dall'esile profumo,
mentre cupe martellano le pietre
che vi abbiamo accumulate da giovani e che integre ancora ritroviamo adesso.

Noi che non siamo senza peccato siamo pronti
a scagliarle veloci e sicure a spezzare
le ginocchia dei nostri aguzzini.


14  febbraio 2019


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domenica 3 marzo 2019

PELLE DI DONNA


Pelle di donna levigata e odorosa
di essenze, di prati rasati di fresco,
rivestita di un guanto di mandorle amare
che si addolciscono al contatto lieve
della bocca di un amante.

Piedi di donna che timorosi comprimono
muschi e velluti d'erbe piegate ad arco
che li tengano sospesi perché l'arida
terra gelata non arrivi a sfiorarli.

Cosce di donna rigogliose di curve,
che solenni salgono ad afferrare il cielo
abbracciando tutto quel che sospeso vi sta,
nuvole sobrie e raggi della luna,

che si avviluppino insieme
in cerchi voluminosi e spirali,
da nuovi profumi sollevate  e spinte
avvicinandole a lembi di orizzonte
senza un angolo, senza una barriera.

Qui vi ho cercate, qui vi ho trovate,
qui chiudendo gli occhi e spalancando
narici frementi ed assetate
di novità, qui ho adagiato
la mia innocenza e la mia virilità.

Esposte state come in un museo ove devoti
coloro che vive e morbide vi sognano
affacciate ai balconi dei ricordi
sugli ultimi rettilinei del cammino
ancora nuovo rimasto.


11  febbraio  2019


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giovedì 28 febbraio 2019

RICORDO DI UN AMORE MISTERIOSO


Veleno nel desiderio, impronte di nostalgia
evidenti, acuti segni di passione
nascosti un po' dovunque spuntano
tra ciuffi d'erba a circondar caviglie
dei due corpi nudi serrati nel prolungato
abbraccio nella notte che repentina scende.

Spalancando voragini guizzano mani
e braccia alla ricerca di contatti, di fughe,
di attesa di sorprese, di sogni
ingoiati frettolosamente perché nessuno
pretenda un apprendimento immediato,
la soluzione di gran parte dei tormenti.

Quiete nuvole pallide attraversano
lo schermo di una notte agitata, che appare
sospesa e piena d'amore. I contorni
dei lucidi corpi semoventi sono rosa
intenso, sono trepidi azzurri
come macchie che emergono dal fondo,
che si avventano a celare, a inghiottire
i due amanti senza nome.

Rispuntano dappertutto capovolte, supine,
diafane e soffici, come immacolate
macchie di schiuma. In fondo, laggiù in basso
un profilo di lilla titubante lascia
presumere l'alba in arrivo.
Io quei due ormai ricordo: un mio acrilico
felice nato di notte nel '73, esposto
il giorno dopo a Francoforte.

L'amore che ancora dura, fresco e attivo,
mi coglie al volo e mi trasporta in alto,
dove nulla più ascolto, nulla più sento,
solamente il pulsare del cuore degli amanti,
oppure è il mio di allora, oppur di adesso;
ed un suono come un fruscio mi accarezza
dalle palpebre chiuse alla pelle
dei piedi, spalancati come vele
a catturare ogni lembo del fioco vento.



27  febbraio  2019


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lunedì 25 febbraio 2019

CUORE DI CANE



Il cucciolo è cresciuto. Lilla non guaisce
più alla notte, nemmeno trema,
ma sogna, si sveglia e pensa alla sua
grande amica che dorme sola nel lettone.
Salta giù dalla cuccia, entra
nella stanza grande, annusa l'aria;
sente che la sua amica non soffre
e si acciambella sulla sua poltrona preferita.

Questo fa tutta la notte in gran silenzio:
le basta controllare che il respiro sia calmo
e che la sua amica emani odore buono,
di tranquillo riposo. Ritorna 
a dormire, ai sogni non irrequieti.
Fra quanche ora torna il sole col suo calore,
la sua luce gioiosa. Già nel cuore è felice.

Chiede il permesso uggiolando ogni volta
che deve bere, che deve uscire in giardino
per fare i suoi bisogni, domanda
cortesemente piegando la testa, abbaiando
appena fra i denti; un amico mentre talefonava
l'ha sentita, ha chiesto, ha appreso colmo
di meraviglia. Non credeva alle sue orecchie.

Lilla continuerà così fino alla sua fine,
soprattutto adesso che la sua protetta
è rimasta sola dentro la grande casa.
Lilla ora vive soltanto per accompagnare lei,
unicamente per vederla ridere felice
di non sentirsi mai sola.
Lilla ha un cuore grande, cuore di cane.


24  febbraio  2019


Questa poesia è dedicata alla mia amica Cristiana ed alla sua fedele compagna Lilla. Pensata e scritta stanotte, da mezzanotte alle due.


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giovedì 21 febbraio 2019

ESPOSIZIONE DI IDEE



Pausa procace, allucinogena e pazza
in gergo voglioso, concepita e corretta
non che ardimento mancasse
per una provvida esposizione
di idee nate monche, barocche
e libere di associarsi come pure di annullarsi
in grumi e falsi d'autore,
perché spulciando goccia a goccia
i tanti pensieri frivoli, riletti a ritroso,
si trovarono ammucchiati in soffici
svolazzanti piume che mai nessuno
ricordava da dove provenissero.

Piovvero col vento ed al cader di questo
presero nuovamente a sollevarsi, 
incerte, farneticando così messe insieme
incomprensibili teorie affannate
alla ricerca di giacigli solidi
non temporanei.

Scomparvero alla vista dei venti
incupiti nelle loro rincorse senza traguardo
e senza alcuna apparente speranza,
mentre ormai nel pianto di una betulla
espropriata della sua ombra
si dimenavano scomposti e uggiosi
i residui di vita del bosco circostante.

Preghiere in cori monotoni eruttava
la terra consapevole del veloce
evolversi della sua natura
fervidamente legata al suo amaro destino,
mentre oramai rotolando insieme
si estinguevano uno ad uno
i sogni di rivalsa sul feroce destino.



05  febbraio  2019


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