sabato 3 giugno 2017

VERSI COMPUTERISTICI


Tranquillamente tenuta aperta
una finestra mentre il programma prosegue
si stemperano tutti i dati
significativi in una sequenza
di post, di commenti, alcuni presunti
altri fittizi, di anonimi inesistenti,
di follower capricciosi e bugiardi
che intensamente minano la credibilità,
l'originalità dei documenti.

Se si volesse creare arte e poesia
virtuale ci si ridurrebbe a lasciar correre
dentro microchips zero e uno
in impulsi consecutivi;
cercare il metodo di procreare
oscene fantasie e metterle in atto
tutto è oramai possibile
anche un omicidiale trasporto
di suicidi di massa.

Resta da prevedere l'infimo
procedere degli effetti
seppure non se ne senta la necessità;
tutto è relazionato a quante
volte riesci a far vivere
quello che ti interessa che viva, solo premendo
tasti con la punta delle dita,
ma trovi sempre chi è
più veloce di te.


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Maximiliansau, 28 marzo 2017

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mercoledì 31 maggio 2017

LA MAGIA DEL SUDOKU


La fascinazione, l'equilibrio, l'alchimia perfetta,
la modulazione sonora
dei numeri da uno a sedici
magicamente chiusi in quadrati,
quattro per ogni lato,
complessivamente sedici quadrati  
contenenti ciascuno sedici numeri,
ecco, è il martellare di questa cifra -sedici-
che ossessiona,
in tutto duecentocinquantasei numeri
di cui centotrenta già stampigliati
e centoventisei da inserire,
spesso così imperviamente
da sfiorare la veemenza, da far
lacrimare gli occhi
questo è il senso della vita da scoprire,
dove i numeri sembrano infiniti,
nuovi ogni giorno e invece poi scopri
che sono sempre gli stessi
incrociati ogni volta in modo differente,
mai fidarsi degli accoppiamenti,
delle scale, dei contrasti
perché alla fine mancano sempre un paio
di numeri, magari in una colonna
non hai il quattro ma ben due volte il sei
e in una riga ti manca un dieci mentre
hai un nove di troppo.

Così funziona. Quando fai il conguaglio
dei successi e delle giornate sfortunate e infelici,
dei favori fatti e ricevuti,
dell'amore che hai donato e di quello
avuto in cambio
i conti non tornano mai.

Inutile rifarli, sbaglieresti anche
quelli che sembravano esatti.
Ma poi chi ha detto che i conti
alla fine debbano sempre tornare?
Lasciamoli tutti sospesi,
in un'eterna formula aritmetica
dove sottrarre, dividere, aggiungere,
moltiplicare beatamente e perché no
incoscientemente sia obbligatorio,
tanto alla conclusione il risultato
sarà sempre lo zero.

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Maximiliansau, 7 aprile 2017

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lunedì 29 maggio 2017

ROSSO


Rosso è il cuore trafitto, 
rosso il sangue che ne sgorga
come un fiume investito
da un tramonto d'autunno.

Rosse le gote di chi ha corso tanto,
o forse tanto amato,
oppure tanto odiato.

Rosso è il colore
della bandiera dei martiri.
Rosso anche quello del drappo
dei traditori.

Rossa è la rabbia,
rosso è l'odio,
rossa la speranza,
rosso tutto ciò che detesto
e tutto quel che amo.

Vedi quanto è facile
su questa minuscola crosta
in bilico nell'Universo
confondere il bene immenso
e il male senza fine?

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Scritta a Maximiliansau il 29 maggio 2017
Nata come un commento per una poesia postata
da Patricia Moll sul suo blog Myrtilla's house lo stesso giorno.
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sabato 27 maggio 2017

UN PASSO INDIETRO UNO AVANTI


Un passo indietro nella memoria,
un passo avanti nella fantasia;
quello che si credeva abbandonato ritorna,
quello che si pensava impossibile
galleggia sopra una superficie effimera
specchiata sul soffitto
che ti cola addosso goccia a goccia.

Ruminare il passato non cambia
cause ed effetti, ma solamente
la posizione degli schemi mentali:
due pagine più avanti
tre scaffali più indietro,
ma rimane tutto lì
seppellito sotto detriti polverosi
di lunghe giornate vive,
mai moribonde, solo assopite.

Fare esplodere schegge di futuro
non esalta, non deprime,
ma prolunga la vita
rimandando sempre
ad un provvido domani
il materializzarsi di ipotesi
di sogno, l'emergere
della parte sommersa
dell'iceberg,
immaginata liquida e trasparente
quel che basta
a conficcarcisi dentro come
lo sperone di un vecchio veliero.

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Maximiliansau  17 maggio 2017

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mercoledì 24 maggio 2017

SOLITUDO

Era bello ascoltarti parlare
guardandoti i limpidi occhi;
ora è triste il silenzio
e la casa non ode il tuo riso.
Trepidando aspettavo
ogni giorno il rumore
dei tuoi passi leggeri.
Entravi danzando
quando da me tu venivi,
e ti ridevano gli occhi;
la tua mano teneva
con garbo la gonna,
mentre lanciata alla danza
il candido petto anelava.

Dicevi che mai m'avresti lasciato:
e tu sei morta
senza dirmi nulla.

Ora senza di me
che farai? Dove andrai?
Nessuno udrà più la tua voce
e forse pel freddo
i tuoi candidi denti tintinnano.


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Questa poesia fu da me scritta nell'aprile del 1951 in occasione della morte improvvisa della
migliore amica della mia infanzia, diciassettenne come me, per setticemia.
Si tratta della mia prima poesia da adulto.
Solo per questo la ripropongo oggi, con un po' di nostalgia ed in memoria di Elena.

domenica 21 maggio 2017

RINASCERE DONNA

Di essere nato uomo
non posso ritenermi appagato e felice:
mi manca la gracile grazia
di sapere scegliere
tutti i simboli della mia
sfrenata sensibilità,
riconoscerne i sintomi
per cogliere ogni sospiro della mia
tiepida anima,
per illuminare ogni angolo cieco
della zona femminea del mio
emisfero cerebrale.

Mi manca il calore liquido
dell'umore amoroso che penetra in me,
che mi immobilizza i muscoli,
che brucia i contenitori di sangue;
la sessualità agli albori che inizia
a evaporare dalla fantasia,
scende attraverso le palpebre dentro gli occhi,
irrigidisce le dita e i capezzoli,
fino all'esplosione nel ventre
là dove ogni centimetro di epitelio sussulta.

Poi la calma sovrana della risacca
quando l'onda rifluisce
sciabordando e raschiando i fondali,
con sè trascinando detriti
e schiume.

Posso immaginare che allora
inizi l'attesa di quello che adesso
nel mio guscio di uomo
più intensamente e inesorabilmente
mi manca: il primo movimento
della vita nuova, il primo
rollio, il primo fatidico capovolgimento
che inonda di gioia
e di sudore.
Il respiro si arresta per permettere
di cogliere ogni fremito dell'individuo nuovo,
ogni sua recondita membrana.

Da quell'istante è deciso: vivere
nell'ansia della composizione, 
nel tormento creativo.

Cosa ci perdiamo noi uomini!
Come scambierei venti anni
della mia vita per cinque
di quei primi minuti
da madre, 
incredibilmente eterni.

Per giungere poi alla lotta finale,
alla volontà del sacrificio supremo
per spingere fuori il piccolo dio
come un uovo divino da sotterrare nel
fango caldo perché continui
a rimanere protetto,
incontaminato e spoglio di qualsiasi morbo
e quindi lasciarlo cadere
nel mondo.

Rinascerò, perché questo sta scritto
nel mio destino;
rinascerò donna e già naviga nel cielo
la microscopica cellula che
renderà eterna la mia vita.

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Maximiliansau, 12 aprile 2017

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giovedì 18 maggio 2017

ESCURSIONE DA ME ALL'ETERNITÀ

Dirimpetto al cielo,
balaustra del mio balcone,
vetrata della mia finestra,
immagine del mio procedere silenzioso
mi riproduco
in un vitreo percorso futuro.

Potrei rimanere in equilibrio coi trampoli
su una fune tesa da me all'eternità senza
accorgermi del decadimento di questa
civiltà e della prossima,
con interiezioni continue e assenza
totale di punteggiatura,
ascoltando i singhiozzi del tempo
e il suo continuo inciampare.

Laggiù dove stai trapuntata,
agitati i capelli da un vento leggero,
limpida come un disegno di Mino Manara,
là verrò a scoprirti e a toccarti
seguendo il ritmo di uno strumento
a percussione dove da tempo
mi stavo esercitando.

Sarà come rivivere giorni trascorsi,
sarà come riprodurre emozioni già avute:
il profumo del tuo respiro,
l'imprimersi delle tue soffici labbra sulle mie
mentre il mio desiderio non viene più trattenuto.


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Maximiliansau, 10 aprile 2017

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