lunedì 15 maggio 2017
VISITA AL MIRAMAR BEI WEINHEIM
Hai passato tutto il giorno al Miramar
il Freizeitzentrum di Weinheim,
otto piscine all'aperto e due al chiuso
tra i platani e la riva sabbiosa del Waldsee.
Novanta chilometri da qui
con nostra figlia e nostra nipote.
Ti sei abbronzata e mi dici che non
sei mai stata tanto bene, forse perché
io non c'ero. Cosa hai fatto? Vuoi sapere.
Per lo più ho dormito, poi sono uscito
ho camminato, parlato con amici;
non mi capitava più. Niente male,
ogni tanto ci vuole, ognuno per conto proprio.
Ma ti brillano gli occhi e mi vuoi ancora
dire qualcosa. Faccio finta di niente
ma tu attacchi. Un signore sui cinquanta
mi ha corteggiata e altri mi guardavano.
Non rispondo. Hai capito cosa ti ho
appena detto? Ma sicuro: un tizio attempato
ti ha fatto la corte e gli altri stavano
ad osservarvi. Guardavano me col mio
costume nuovo. Quello che ti ho comprato io?
Non girare il discorso. Ma cosa vuoi?
Ti ho mai detto che sei brutta?
Ti ho mai detto che sei vecchia?
Nemmeno un complimento però.
Sei abbronzata, stai meglio adesso.
Una pausa, poi prima che riprenda fiato.
A me nessuna ha fatto la corte, nessuna
si è curata di sapere dove andassi.
Contenta? Porta il suo bel culo altrove.
Adesso fino a tardi, forse fino a domani
non mi rivolgerà la parola. A volte
un piccolo trucco di esperienza
ti aiuta a passare indenne la giornata.
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Maximiliansau, 12 maggio 2017
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venerdì 12 maggio 2017
ALTISSIMO IL COSTO
Uomo,
gigante o nano
solo per le statistiche,
forse evoluto,
vivo questa agonia
di paure
abbracciato al mio scheletro.
Altissimo è il costo
di una vita
vissuta sotto vuoto,
ma rifiutarmi
non posso.
In conclusione
non lascio tracce
del mio passaggio;
dubito,
non mi accorgo
di respirare.
Unico segno
di vitalità
il mio sguardo calmo.
Reagisco di apnea in apnea
senza muovere un dito.
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Maximiliansau, 27 marzo 2017
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giovedì 11 maggio 2017
DOMANI NASCERÒ
Domani nascerò.
Domani, certamente.
Ora mi basta sapere che è iniziato
il conto alla rovescia di cui mi aveva
parlato qualcuno, là da dove vengo,
quando mi sono capovolto
a testa in giù
dentro la buccia di questa ragazza,
dove ho imparato a pensare e a ridere
e a piangere da solo.
Qui si conclude il racconto
di chi sapeva, là da dove vengo;
non ricordo più niente
di allora, solo questo vaticinio,
solo questa voce che mi sussurra che tutto
avrà inizio quando infilerò
capovolto con la mia testa immobilizzata
e il corpo tutto un fremito
un tunnel odoroso
senza potermi più muovere,
e dipenderà tutto da lei,
da questo mio guscio
improvvisamente silenzioso
denso di questo profumo
che ora sento.
Finora tutto è andato come mi è stato detto:
come posso dubitare del resto?
Lei. Farà tutto Lei,
mi ha detto il mio suggeritore,
io dovrò solo assecondarne gli sforzi
e il dolore fino alla libertà.
Poi cesserà il suo odore nel mio sangue,
io smetterò di pensare,
di ricordare,
di gioire beatamente spensierato;
incomincerò a vivere.
Vivere,
capirò poi cosa significa.
Mi han detto:
"afferrerai la vita col pianto.
Fidati, andrà proprio così,
pianto e sorriso combinati in modo
che tu non possa mai
riconoscere dove l'uno comincia
e l'altro ha fine.
Fidati e adesso vai da Lei."
Sono andato,
ho fatto il bravo
e tutto si è avverato
come promesso.
Adesso aspetto domani
immobilizzato e attento.
Domani quando nascerò.
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Maximiliansau, 26 marzo 2017
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martedì 9 maggio 2017
LA PAZIENZA
La pazienza di tentare ostinatamente
di cambiare ciò che è immutabile;
cercare di arrampicarmi lungo le volute
del fumo di quella sigaretta
che ormai sono trentacinque anni che
non aspiro; il martellare
sul tamburo colorato della memoria, atono
da non emettere più ritmi,
il timbro caldo della canzone antica che non
ricordo; l'odore acre della pioggia
sulla lamiera di una tettoia di notte
in un cortile di qualche posto;
la solitudine dentro un'imbottita di lana
nera con sopra stampati grandi fiori azzurri
in un atelier di Francoforte sul Meno
durante una notte di Capodanno mentre
esplodevano i cieli sopra casa mia.
E non saper nemmeno piangere.
Piove.
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Maximiliansau, 25 marzo 2017
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domenica 7 maggio 2017
PER UN ROCKPOETA AMICO
Ti ho riconosciuto da lontano,
e non ti avevo mai visto,
mentre con voce rauca urlavi il tuo tormento
e la tua rabbia dentro il megafono austero
che stringevi nella tua mano manca
e con la destra segnavi il tuo
livido cielo di sigilli e punti escalamativi.
Quanto vorrei poterti accompagnare
come una filastrocca da sottofondo,
ma ciò che esce dalla mia ugola non ha
lo spessore necessario
e pur violentemente raschiandomi la gola
non acquista nitore.
Ti ho seguito un giorno intero
non visto da te. Meglio. Non ho disturbato
la tua foga creativa, la tua passione
repressa, il ritmo martellante dei tuoi versi;
la tua anima ruggente sei così
riuscito a liberare senza virtuosismi,
ma come squilli di tromba
le tue invettive hanno continuato
a scalfire le mura ottuse
di questa violentata città di pavidi esseri
alla ricerca di un rifugio sicuro.
Si tappano le orecchie e ancora non hanno capito
che crolleranno le mura al suono delle tue invettive
e tu entrerai trionfando nella città moribonda,
e io ti seguirò, ma da lontano,
per non rubarti la scena.
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Maximiliansau, 4 maggio 2017
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giovedì 4 maggio 2017
SIMILITUDINE DI CREPUSCOLO
S'aggrappa la luce della notte
sui muri delle case,
scivola fino a terra dai tetti;
si divincola il giorno soffocando
dietro la collina
la sua forza creativa.
Attraverso le finestre svuotate
di colore esce il fioco
chiarore delle lampade
al neon.
Tutto sembra immobilizzarsi,
ammutolire,
il calore si raffredda, si attenua
la foga del respiro,
il paese spalanca il guscio
delle sue difese,
si abbandona al sonno
come un amante stanco.
Tra poco solo il latrato
di un vecchio cane nascosto
chissà dove
sarà un segno di vita.
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Maximiliansau, 24 marzo 2017
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mercoledì 3 maggio 2017
LO SPECCHIO GRANDE
In piedi di fronte
allo specchio grande del mio bagno
con una tazzina di caffè
nella mano sinistra.
Ma io non sono mancino.
Niente zucchero, puro aroma amarissimo,
è molto caldo il caffè, esce
vapore dalla tazza.
Mi gratto un orecchio, mi passo
una mano fra i capelli,
sempre la sinistra;
insisto.
Dall'espressione della mia faccia
si nota che sono indeciso:
mi faccio la barba subito
oppure domani?
Adesso.
Mi insapono le guance, poi
incomincio a passarci
il rasoio.
Sempre con la sinistra.
Bevo il caffè che è diventato freddo,
tengo la tazzina con la sinistra.
Ricomincio a radermi.
Tutto faccio con la sinistra.
Ma io non sono mancino.
Mi guardo la mano che regge
il rasoio: è la destra.
Sto davanti allo specchio
come i due King di picche di un mazzo
di carte da ramino francesi,
sopra e sotto
capovolti
inesorabilmente.
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Maximiliansau, 22 marzo 2017
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