giovedì 9 novembre 2017

FINALE DEL CAPITOLO 15

Ho pensato di mostrare il modo di raccontare del mio personaggio, una pagina del SUO romanzo, e poi in un secondo momento, in un post immediatamente successivo, un brano in cui si possa vedere la differenza tra i due modi diversi di scrittura. 
J.M., il protagonista del romanzo incompiuto, riceve la visita nella sua stanza di ospedale, di quattro emeriti sconosciuti , invitati da sua moglie, la bella Elena, che gli proporranno qualcosa che a lui non garba. 

Arrivarono tutti e quattro venerdì mattina i pokeristi mentre Jacopo non aveva ancora finito di sorseggiare il suo caffellatte. Entrarono silenziosi e sorridenti: la ragazza per prima e gli altri tutti dietro a lei in fila indiana. Aveva gambe lunghissime Pik Queen e mani affusolate da pianista o da ricamatrice; Jacopo le immaginò mentre mescolavano e distribuivano carte.
-Sono Elisabeth Starkstrom, disse con una bella voce da contralto, ma può chiamarmi Liz. Lui è Hansi Ziegelstein, Herz King, lui Mario Herzog, cioè Kreuz As e questi è il nostro capo Joachim Thielke, che per noi tutti è Karo Jack.
-La sua signora ci ha detto che lei è un accanito e competente giocatore di poker, disse Karo Jack; posso chiederle qual'è il suo gioco?
-Mia moglie ha dimenticato di aggiungere che sono ormai più di quindici anni che non mi siedo a un tavolo da poker, comunque giocavo a qualsiasi tipo di poker, ma la mia preferenza andava alla teresina americana.
-Giocavate con 52 carte immagino.
-Giusto, con tutto il mazzo.
-Quanti angoli, quattro, cinque o più di cinque?
-Qualche volta anche con sette, ma io preferivo cinque giocatori soltanto, rispose Jacopo.
-Giochiamo anche noi la teresina, ma preferiamo il poker internazionale a 36 carte e cinque giocatori al massimo.
Per Jacopo quel problema non era così importante; ricordava di aver giocato il poker addirettura con carte napoletane (meglio chiamarlo "sequenza" in quel caso), di avere giocato in tre in quattro in cinque e di essere stato pronto a giocarlo anche in dieci, nei tempi in cui era assatanato dal gioco, ma adesso quell'accanimento non c'era più e non si può giocare d'azzardo tanto per reggere il posto a qualcun altro, né tantomeno per farsi spillare quattrini. Si sarebbe trovato come quei pivellini che si mettevano a sedere al tavolo emozionati e tremanti sognando vincite e scale reali, e che venivano regolarmente spennati come polli e sbattuti fuori a pedate in culo.
-Non credo che potremo fare molto insieme, disse guardandoli in faccia uno per uno; l'entusiasmo non c'è più, la rabbia di vincere nemmeno e a me non è mai piaciuto stare a guardare gli altri seduti che giocavano.
Sembravano molto delusi.
-Schade, disse Pik Queen, peccato! Pensare che noi organizziamo ogni quindici giorni dei tornei con quattro, cinque e a volte ancora più tavoli di giocatori, dove i migliori di ogni tavolo si sfidano alla fine in un'unica notte di fuoco. È sempre stato molto emozionante: c'è gente che si gioca fino all'ultimo Pfennige, c'è chi sviene, c'è chi metterebbe in gioco sua sorella come posta, e queste sono le situazioni più emozionanti, quelle che danno le scariche di adrenalina più forti. Non ne sente proprio nostalgia?
-No.
Secco e imperioso gli era uscito quel monisillabo dalla gola, ché un poco se ne stupiva.
-È un vero peccato, fu il commento di Karo Jack mntre gli altri assentivano gravemente.
Elena ci aveva assicurato che avremmo trovato qui un'esplosione di entusiasmo da parte sua.
Elena? La chiamava per nome e probabilmente le dava del tu, forse palpeggiandola qua e là mentre discorreva con lei.
Jacopo guardò Karo Jack attentamente: il classico lupo mangiadonzelle il nostro Joachim, pensò, non bello in viso ma grifagno, quello che manda le femmine in delirio; e poi un fisico da atleta certo non paragonabile al suo, che anche prima del ruzzolone per la scala ghiacciata aveva mollato un po' dappertutto, guarda la pancia tanto per dire e le natiche che gli si afflosciavano dentro le mutande, per non menzionare altro per l'amor di dio. Gli si contrasse lo stomaco in un cieco impulso d'ira.
Che diavolo poteva essere quella roba adesso? Gelosia o voglia di combattere ancora? Non se lo riusciva a immaginare, ma qualcosa gli rodeva dentro e adesso doveva andare a vedere cosa fosse, come al poker quando hai tre assi, i maledetti tre assi pagatori perché non ti riesce di buttare le carte con tre assi in mano, mai, devi andare a vedere e quasi sempre pagare, è la regola, il destino di chi ha tre assi tra le sue carte. 
-Farò un torneo dei vostri, ma soltanto uno, disse alzando la voce per sovrastare il coro di osanna  che si stava levando da quel gruppo che adesso gli appariva così ostile. Non più d'uno, confermò, ma certamente mi troverò al tavolo finale e spero che ci sia qualcuno di voi.
-Lui di sicuro, disse Pik Queen additando Karo Jack; lui è il più forte di tutti e vince quasi ogni torneo.
-Proprio lui volevo, disse Jacopo acido.
-Elena mi ha detto che lei è un giocatore molto forte e molto ostinato, disse Karo Jack.
Come dire: conosco il tuo punto debole, il furore dell'ostinazione, il voler continuare malgrado tutto, quello che rovina la maggior parte dei giocatori dilettanti come te.
Quante cose ti ha detto Elena, pensò Jacopo, ma lei non è mai stata presente quando io giocavo, ignora la mia glaciale freddezza e conoscendomi non la suppone assolutamente. Invece è così: al tavolo verde con cinque carte in mano io mi trasformavo, e nessuno  ai miei tempi ha mai sognato di darmi del giocatore dilettante.
Esplose in una risata. Gli era venuta su così bene e spontanea che gli era sembrato un delitto non sparargliela in faccia.
-Benissimo, disse Karo Jack, sarà un piacere azzannarci.
-Vedo che ci siamo capiti, disse Jacopo. Adesso però non vi dispiaccia, ma vorrei riposare un po'.
Si meravigliò lui stesso di quella brusca conclusione, ma non gli andava più di vederli e di sentirli parlare. I quattro si accomiatarono senza mostrargli alcun risentimento. Comunque tanti complimenti a Elena: era riuscita a rovinargli la giornata senza neanche muoversi dal suo letto di influenzata, senza nemmeno toccare il telefono per chiamarlo, forse addirettura senza neanche pensare a lui.

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Karo Jack è la definizione in tedesco del fante di quadri.
Pik Queen è la regina di picche.
Herz King è il re di cuori.
Kreuz As è l'asso di fiori.

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26 commenti:

  1. Che dirti? Molto, molto fantasiosa e creativa, bravo, mi ha catturato.
    sinforosa

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    1. Ti ho catturato? Allora non ti mollo più.

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  2. Molto interessante.
    Ma che te lo dico a fare!
    Cri

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    1. E come sarebbe a dire?
      Tu continua a dirlo, che a smettere c'è sempre tempo.
      VIN

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  3. Conosco bene il Vincenzo poeta e sai quanto mi piaccia. Sto iniziando a conoscere anche quello romanziere e non posso non ammettere che mi piace altrettanto. Altro ritmo, non intenso e d'impeto o sarcastico ed ironico ma avvolgente, scevro da sovrastrutture, fotografico (anche metaforicamente parlando, ossia fotografi anche i pensieri non detti dei tuoi personaggi) e che sa farti entrare nella trama del romanzo stesso per poi catturarti come fa il ragno con la sua tela al punto che ora vorrei sapere cosa succede, come continua, come si concluderà.

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  4. Tu sai quanto io apprezzi le tue poesie, i tuoi post ed anche i tuoi commenti, Daniele. Sembra ci sia un invisibile filo conduttore tra noi, e non posso che compiacermene. Questo per dirti che apprazzo tantissimo questo tuo commento "tecnico" di ciò che io ho postato. Mi sono riproposto di fare ancora un post sul mio romanzo non ancora edito, riportando un brano della parte in cui lo scrittore che non riesce più a concludere il suo romanzo parla in prima persona con uno stile completamente differente. Così ti sarà più facile giudicare.

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  5. Sono in ritardo a leggere ma ti ripeto quanto ti ho già scritto nei commenti al post precedente.
    Rileggi il libro, riguardalo... non merita di stare nel cassetto!
    E datti da fare su su!!!! Pigrone! ahhahahahahaha
    bacioneeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!

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    1. Controllato: verissimo. E mi dai anche una dritta sull'incipit eventuale che mi lascia pensare. Cis to pensando da allora.
      Allora: lo rileggo, lo riguardo, posto anche un terzo elemento per vedere la reazione dei miei follower, poi decido. Hai ragione non merita di stare in un classificatore (io uso cassetti solo per la biancheria), per cui o lo pubblico o lo distruggo.

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    2. Se lo distruggi ti cancello dal mio blogroll.
      Da ciò che hai postato si intuisce una trama interessante anche sul piano psicologico dei personaggi.
      Ma che te lo dico a fare! (frase famosa da un film).
      Cri

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    3. So che ne saresti capace. Ammetti che sia una decisione che devo prendere io, malgrado i consigli di chi mi legge assiduamente come te. Potrei alla fine convincermi che il manoscritto non corrisponda a quanto volessi dire. Sarebbe un momento molto triste, perché io ho sempre pensato che fosse il migliore che ho scritto finora. Per il momento galleggio nel mio brodo primordiale.
      Comunque già ho capito che ci dovrò lavorare sopra e limare parecchio. Ma non posso correre il rischio che tu mi cancelli dal tuo blogroll, ti pare?
      Ciao, Cris un abbraccione.

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    4. E Cristiana è troppo buona! Io vengo lì col mattarello!!!!!!!!

      ps Cris, andiamo insieme se lo distrugge?????

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    5. Allora sì che sono a posto.
      Tranquille ragazze. Ci penserò bene prima di distruggerlo. D'accordo?

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  6. Non resta che chiedere: perché questo romanzo è rimasto incompiuto?

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  7. Al tempo, Luz, non mi sono spiegato. Il romanzo è finito. Alla conclusione sta scritto: "Corretto e tolti gli ultimi refusi martedì 6 gennaio 2009 alle ore 22,59". Lo scrivo sempre quando concludo un romanzo.
    Da quel giorno sta in un classificatore.
    Il romanzo incompiuto è il romanzo che sta scrivendo il MIO protagonista, che è colpito dal blocco dello scrittore e non riesce ad andare avanti di una riga.
    Io non ho tentato di pubblicarlo ancora mai üerché ho fatto questo semplicistico ragionamento: io sono praticamente uno sconosciuto; il testo è di difficile comprensione per un lettore che usi il metodo classico delle prime venti pagine, una diecina ad apertura di manoscritto e le pagine finali, perché sono due argomenti diversi e due stili diversi, il mio e quello del mio protagonista. Se ne conclude che il lettore lo scarta di sicuro.
    Sono stato io stesso lettore di una casa editrice e conosco le regole fisse. Pertanto, seguita lo iacoponiragionamento, sarà prima necessario ottenere la pubblicazione di qualcosa più semplice onde aprire la strada al romanzo di cui sopra.
    Ho mancato al mio impegno per una montagna di motivi, non ultima una buone dose di pigrizia.
    Mi sto rendendo conto di avere fatto una boiata ed adesso ci metterò una pezza.
    Tutto chiaro?
    Grazie Luz del tuo intervento.

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    1. Questa struttura complessa potrebbe invece rivelarsi un elemento vincente. Però effettivamente non voglio travalicare il giudizio di qualcuno che è stato lettore in una casa editrice.
      P. S. SE ti può interessare un post-intervista da me sulla scenografia, fammi sapere, ed eventualmente prendiamo accordi.

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    2. Ho fatto il lettore scrematore di una casa editrice romana appena dopo la maturità. Non ero il solo così giovane. Non è durato più di un anno e mezzo perché ho subito incominciato a guadagnare soldi con Cinecittà, quel che mi bastava per essere indipendente dai miei.
      Più che altro dovevo badare a grammatica e sintassi. Punteggiatura. Quanti fiati mi occorrevano per leggere una frase. A volte l'aspirante autore avrebbe preteso che io leggessi trentadue (sic!) righe senza una virgola. Superati questi ostacoli c'era il giudizio sulla qualità del testo, ma difficilmente arrivavo a quello: quando non erano refusi, quando cioè capitava ripetutamente "un'altro", oppure "se potrebbe lo farebbe" anche una volta sola la via del cestino era spianata. Quindi non ti trovi al cospetto di sua maestà Lettore III.
      PS. Perché no? Adesso cerco di mettermi in contatto.

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  8. Enzo, lo sai benissimo che non puoi lasciare questo tuo lavoro al chiuso di un cassetto ancora per molto. E senza aspettare un editore. Oggi si può fare tutto da soli. Hai figli e nipoti che possono aiutarti. Coraggio. Vaiiiiiii

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    1. Ti ringrazio per la fiducia e ti do ragione almeno nel dire che non posso lasciare chiuso in un classificatore sto lavoro. Ogni sera, prima di andare a letto leggo una diecina di pagine. Sto arrivando alla conclusione della storia e mi sembra regga anche all'assalto di negatività che sto facendo io apposta.
      Ma da solo non mi piace, non mi convince. Almeno debbo provarci, poi magari potrò rassegnarmi. Però pagare MAI, questo è all'opposto dei miei principi.
      Comunque grazie, Mariè.
      Passa una buona domenica.

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  9. Grazie per la micro traduzione sotto, così si comprende tutto meglio!
    Allora come minimo devi procedere nella narrazione, perché la faccenda si fa interessante.
    Ti do solo un consiglio tecnico: chiudi le battute, perché sembrano tronche.
    Esempio:
    -Vedo che ci siamo capiti, disse Jacopo. Adesso però non vi dispiaccia, ma vorrei riposare un po'.

    Deve diventare:

    -Vedo che ci siamo capiti.- disse Jacopo -Adesso però non vi dispiaccia, ma vorrei riposare un po'-

    Sennò sembra che "disse Jacopo" sia facente parte del discorso e la mancata chiusura di frase incasina la comprensione da parte del lettore.

    Bacio

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    1. Come già preannunziato posterò come minimo un paio di pagine del monologo finale del mio protagonista (stile diverso completamente) per vedere come verrà accolto. E poi forse - ci sto riflettendo - ancora uno dove Jacopo racconta a sua figlia in ospedale la trama di un dramma ad atto unico che stava scrivendo per lei. In effetti si tratta di un testo che ho buttato giù qualche anno fa.
      Grazie tantissime per il "consiglio tecnico", che apprezzo molto.

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  10. Mi correggo perché ho dimenticato un punto.
    Frase corretta:
    -Vedo che ci siamo capiti.- disse Jacopo -Adesso però non vi dispiaccia, ma vorrei riposare un po'.-

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    1. Repetita juvant.
      Comunque era chiaro.
      Ripeto anche io: grazie assai.

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  11. Approdo di volata.
    WOWWW! Ma dunque narri ^_^... SPLENDIDA sorpresa! Torno con calma. Mi piace leggere in tranquillità.
    Buon inizio settimana! :*

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    1. Bello questo approdo.
      Le dirò, madame, che io penso di essere un narratore, poeta per caso, anche se a volte mi capita di pensare il contrario.
      Mi permetto di citare un fatterello capitatomi qualche anno fa. Durante la presentazione di una mia esposizione di quadri -mi sembra in una Galleria di Colonia ma non ci giuro dato il tempo passato- recitai sponte mea una mia poesia ed accennai ad un mio romanzo scritto da poco. Uno dei critici d'arte presente mi chiese allora se io mi considerassi un pittore oppure un letterato, scrittore o poeta. Senza pensarci risposi che mentre dipingevo mi sentivo uno scrittore e che mentre scrivevo mi sentivo un pittore.
      Sono rimasto di quell'idea. Ogni forma artistica serve a manifestare ciò che vibra dentro preme per uscire.
      Ti ringrazio di essere entrata nella mia squadra , dove sei bene accetta.
      Buon inizio settimana a te.

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  12. Sai che sono contenta che tu abbia ripreso in mano questo manoscritto?
    Okay, forse potrebbe non essere compreso, ma giocatela: sistema quello che c’e da sistemare e buttati nell’arena dei concorsi pubblici, tanto per cominciare. Io dico che vale la pena tentare.

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    1. Concorsi pubblici? A questo non avevo proprio pensato. Ti dirò che ho ricominciato a leggerlo per una mia curiosità. Mi sono detto: vai a vedere perché anni addietro, quando lo hai finito, eri convinto di avere scritto un bel libro.
      Sono arrivato alle ultime 100 pagine del manoscritto, che oramai si conclude. Non esprimo adesso nessun giudizio. Voglio leggere le ultime frasi, che ricordo abbastanza ma non perfettamente. Poi farò sapere quello che penso, anche se non è tanto regolare esprimere giudizi sul proprio lavoro.

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